Una forma di intelligenza: quella emotiva

Ormai da diversi anni, è convinzione comune che esistono diverse forme di intelligenza, la cui importanza varia in funzione dei diversi contesti di vita degli individui. Se infatti le situazioni di apprendimento scolastico e accademico, così come la realizzazione di performance lavorative, richiedono grandi abilità attentive, di memoria e di risoluzione dei problemi di natura logica, è innegabile il ruolo altrettanto importante svolto in questi contesti dalle abilità di riconoscimento, comprensione e gestione dei propri stati emotivi, e dalla capacità di regolarli per entrare in sintonia con se stessi e con gli altri.

intelligenza emotiva D’altra parte, già nell’opera di Thorndike (1920), era presente un riferimento al concetto di “intelligenza sociale” intesa come abilità di comprendere e gestire le emozioni. E’ con Gardner (1983, 1993) poi, che le emozioni hanno assunto per la prima volta lo status di vere e proprie espressioni dell’intelligenza; egli infatti, nella sua teoria delle intelligenze multiple ha definito i concetti di intelligenza “intra-personale” e “inter-personale”, considerandole come capacità di avere accesso, rappresentare ed utilizzare i propri ed altrui sentimenti come guida per il proprio comportamento. Tali proposte teoriche hanno costituito la premessa per la definizione di veri e propri costrutti di Intelligenza Emotiva (d’ora in poi IE), proposti da Salovey e Mayer (1990), Goleman (1995) e Bar-On (1997; per una rassegna più dettagliata si veda De Caro e D’Amico, 2008). Nel modello di Goleman (1995), l’IE corrisponde ad una serie di competenze che guidano il nostro comportamento, quali: self-awareness, consapevolezza delle proprie emozioni ed utilizzo nella presa di decisione; social-awareness, empatia e comprensione delle relazioni sociali; self-management, controllo delle proprie emozioni ed adattamento alle diverse situazioni; relationship-managment, gestione delle relazioni sociali. Nel modello di Bar-On (1997), l’IE viene descritta come un insieme di dimensioni, quali: Intrapersonale (considerazione di sé, autoconsapevolezza emotiva, assertività, indipendenza, auto-realizzazione), Interpersonale (empatia, responsabilità sociale, relazioni interpersonali), Gestione dello stress (tolleranza allo stress e gestione degli impulsi), Adattabilità (gestione del cambiamento, adattamento e soluzione ai problemi di natura personale e interpersonale) ed Umore generale (Ottimismo e Felicità). Dall’esame di tali modelli elenco, risulta chiaro che alcuni delle dimensioni che concorrono a definire l’IE sono in effetti sovrapponibili a molte dimensioni di personalità. In effetti, lo stesso Bar-On (2004) definisce le dimensioni dell’Umore, più che come effettive componenti dell’IE, come facilitatori di comportamenti emotivamente e socialmente intelligenti. Una proposta teorica diversa è quella di Salovey e Mayer (1990), che nelle loro prime pubblicazioni descrivono l’IE come l’abilità di comprendere e monitorare i sentimenti in sé e negli altri e di utilizzarli come fonti di informazione per il pensiero e l’azione, suddividendola in tre componenti: valutazione ed espressione, regolazione ed utilizzazione delle emozioni. Nel tempo, tale proposta teorica sarà rivisitata dagli autori per pervenire al modello attuale (Mayer e Salovey, 1997; Mayer, Caruso e Salovey, 1999; Salovey, Mayer e Caruso, 2002; Mayer, Salovey e Caruso, 2004) che descrive l’intelligenza emotiva come un set di abilità cognitive di elaborazione di informazioni di tipo emotivo-affettivo, riguardanti sia la sfera personale che interpersonale.

Tali abilità vengono suddivise in quattro ambiti principali ordinati gerarchicamente:

  1. percepire accuratamente, valutare ed esprimere l’emozione;
  2. generare e/o utilizzare le emozioni per facilitare il pensiero;
  3. comprendere le emozioni, le loro relazioni causali, le loro trasformazioni e le combinazioni di stati emotivi;
  4. regolare e gestire le emozioni per promuovere la crescita emotiva ed intellettiva (Mayer e Salovey, 1997).

I primi due ambiti (percezione e uso delle emozioni) vengono considerati come “componenti esperienziali”, mentre gli ultimi due (comprensione e gestione delle emozioni) come “componenti strategiche” dell’IE (Mayer, Salovey e Caruso, 2002a, 2002b). Le differenze tra i 3 modelli proposti è stata brillantemente messa a fuoco da Petrides e Furnham (2001), che hanno definito i modelli di Goleman, (1995) e (Bar-On, 1997), come modelli di tratto, in quanto definiscono l’IE come un misto di competenze e caratteristiche di personalità legate alle emozioni, contrapponendoli al modello di abilità di Salovey e Mayer (1990), che descrive invece l’IE come l’insieme di abilità cognitive utili all’elaborazione delle informazioni emotive, un potenziale relativamente influenzato dalle differenze culturali, che interagisce con le funzioni cognitive di base possedute dai soggetti.

La misurazione delle Abilità di Intelligenza Emotiva negli adulti

Il MSCEIT, oggi disponibile anche nella versione italiana (a cura di D’Amico e Curci, in stampa), misura le abilità di percezione delle emozioni, di uso delle emozioni nei processi cognitivi, di comprensione e gestione delle emozioni in soggetti dai 17 anni in poi. Coerentemente al modello teorico sottostante, il MSCEIT è una scala di abilità: in altre parole misura come le persone svolgono compiti e risolvono problemi emotivi, piuttosto che chiedere un giudizio soggettivo delle proprie o altrui abilità emotive, modalità tipicamente utilizzata negli strumenti di self-report, come quello sviluppato da Bar-On (1997, anch’esso disponibile nella versione italiana, a cura di Franco e Tappatà, 2009). Il tipo di compiti che il soggetto è chiamato a svolgere nel MSCEIT riguardano sia le cosiddette abilità emotive di base, come il riconoscimento delle espressioni facciali delle emozioni, che abilità decisamente più complesse e multicomponenziali come la risoluzione di situazioni di problem solving emotivo che investono sia la sfera intrapersonale che interpersonale. Quindi, il MSCEIT misura una serie di vere e proprie performance in diversi ambiti di IE emotiva, e non semplicemente il livello di IE autopercepito dai soggetti.

La misurazione dell’Abilità, Conoscenza e Consapevolezza Meta-Emotiva nei preadolescenti ed adolescenti

A fronte della recente o imminente pubblicazione degli strumenti prima citati per la misurazione dell’IE negli adulti, non è ancora disponibile nel panorama italiano uno strumento per la misurazione dell’IE in preadolescenti ed adolescenti. Per tali ragioni, è attualmente in fase di validazione e standardizzazione un nuovo strumento destinato a soggetti di età compresa tra i 10 ed i 17 anni circa, denominato “Intelligenza Emotiva: Abilità, Conoscenza e Consapevolezza Meta-Emotiva” (IEACCME, D’Amico, in preparazione). Il test IE-ACCME, è ispirato al modello di IE di Mayer e Salovey (1997) e, analogamente al MSCEIT, si propone di misurare l’Intelligenza Emotiva nei suoi quattro rami di Percezione, Uso, Comprensione e Gestione delle emozioni. Vi sono tuttavia una serie di differenze rispetto alla versione per adulti del MSCEIT, che riguardano sia la tipologia di compiti che vengono proposti per misurare le singole abilità di IE, sia la struttura stessa del test. Infatti, ogni ramo dell’IE non viene esplorato esclusivamente sotto il profilo dell’abilità posseduta dal soggetto, ma anche sotto il profilo della conoscenza metacognitiva sulle emozioni, della consapevolezza MetaEmotiva, e della capacità di auto-valutazione della propria performance emotiva. Più nel dettaglio, il test IE-ACCME si compone di:

  1. un questionario di self-report sulla Conoscenza e Consapevolezza Meta-Emotiva, che esplora sia le convinzioni sulle emozioni che le autopercezioni degli individui relativamente alle abilità emotive possedute;
  2. un test di Abilità emotiva composto da 8 compiti che esplorano le abilità dei soggetti nello svolgimento di alcune prove di Percezione delle emozioni (in Volti, 1 Tutti i dettagli sulla standardizzazione Italiana dello strumento saranno a breve disponibili, con la pubblicazione della versione italiana del MSCEIT. Immagini astratte e Paesaggi), Facilitazione delle emozioni nei processi cognitivi (Uso e Sensazioni), Comprensione delle emozioni (Miscele e Trasformazioni di emozioni) e Gestione di situazioni di problem solving emotivo (Interpersonale ed Interpersonale). Analogamente a quanto avviene per il MSCEIT, l’attribuzione del punteggio a questi compiti sarà basato sul criterio del consenso generale e sulla base del consenso esperto. I gruppi di consenso generale e di consenso esperto saranno rispettivamente composti da preadolescenti ed adolescenti italiani di età compresa tra i 10 ed i 17 anni, e da gruppo di studiosi italiani esperti nell’area delle emozioni.
  3. una scala di autovalutazione di prestazione su ogni compito previsto nel test di abilità, che consentirà di rilevare eventuali discrepanze tra la prestazione al test effettivamente registrata e l’auto-valutazione di prestazione del soggetto.

L’insieme delle informazioni rilevate mediante il test consentirà di costruire un quadro relativamente analitico dall’IE del soggetto, sia in termini di abilità e potenzialità di base, che in termini di convinzioni, auto-percezioni ed autovalutazioni di prestazione, che insieme concorrono a definire il grado di abilità meta-emotiva del soggetto stesso.

(Fonte: Università degli Studi di Palermo)

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