Tecniche, efficacia e attuali ambiti applicativi dell’arteterapia

Premessa Arteterapia

Come espresso più approfonditamente nella successiva introduzione il presente elaborato prende spunto e ispirazione dall’esperienza di tirocinio universitario svolto presso un’associazione di promozione sociale (attiva sul territorio cesenate), all’interno della quale oltre all’art-therapy venivano approfondite e applicate altre discipline olistiche tra cui naturopatia, massaggio, numerologia ecc.. Tale luogo di sviluppo e diffusione di metodi per me molto interessanti mi condusse anche all’incontro con il Counselling ad indirizzo Gestalt. Dopo mesi di studi, esperienze sul campo, approfondimenti con esperti del settore (in particolare Cinzia Lissi e il suo team), decisi di scrivere la presente tesi sull’arte-terapia, uno degli strumenti utilizzati come “medium” d’elezione nella relazione d’aiuto gestaltica. A partire da ciò nacque in seguito la decisione di intraprendere la formazione triennale in Art-Counselling, diretta da Cinzia Lissi (Gestalt Counsellor, supervisore S.I.AF). All’epoca il Counsellor non era ancora una professione riconosciuta dalla Legge ma, nonostante ciò, sentii poteva essere la mia strada. Ritornando al presente elaborato sono convinta che visione scientifica, artistica e olistica possano integrarsi e sostenersi in una ricerca più ampia, che oltrepassi la frammentazione dei Saperi. Tuttavia dall’esigenza di condurre uno studio il più possibile scientifico e focalizzato sull’Arte come forma di Terapia (intesa nella sua accezione letterale del “prendersi cura”), deriva una terminologia a tratti specialistica del settore psicologico. Nella lettura si incontreranno dunque parole come “terapia”, “cura”, “strumenti diagnostici” ecc… Tale approccio lascia tuttavia spazio ad ulteriori approfondimenti e visioni integrative. La prospettiva rimane perciò aperta alla valorizzazione di un’integrazione sana e feconda tra studi accademici e non (come del resto è espresso nitidamente anche nell’art.4 dello statuto S.I.A.F). Credo che dal 2012 ad oggi i miei studi accademici e non, nutriti dall’esperienza e dagli incontri con persone “speciali” siano stati ingredienti decisivi per delineare il “fil rouge” del mio percorso. Esso assume una connotazione dinamica e multiforme e si nutre e rafforza attraverso continui dubbi e domande, traguardi da raggiungere per essere superati.

Esprimo profonda stima e rispetto per coloro che si interessano e occupano con passione e serietà di Arteterapia, improntando il proprio lavoro sulle basi di principi di etica e saggezza, e distinguendo accuratamente limiti e possibilità di intervento. Il mio augurio è che questo elaborato possa essere una provocazione, uno stimolo, un punto di partenza. E fornire al lettore che si immerge in questo universo nuovi e creativi spunti di riflessione e ricerca.

Introduzione

Mi sono appassionata all’art therapy svolgendo il mio tirocinio curricolare (tra marzo e giugno 2012), presso l’associazione BMC Italian School, nata nel 2002 con l’intento di promuovere la formazione, ricerca e diffusione dell’Art Counselling e di altre discipline di natura olistica. Presso questa associazione ho partecipato sia ad alcuni week-end intensivi all’interno del Corso di Formazione biennale di “Sensibilizzazione all’Arteterapia” (condotto da Cinzia Lissi), sia agli incontri di art therapy presso l’ospedale Bufalini di Cesena (sotto la supervisione della Dott.ssa Alessandra Fantozzi, psicologa). Questi ultimi, si sono svolti nel reparto di pediatria (più specificamente nel pre-operatorio pediatrico) e psichiatria (all’interno del Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura). Un’altra esperienza per me molto intensa e decisiva nella scelta del tema di questo elaborato, ha riguardato l’utilizzo della danza con persone diversamente abili all’interno della mia partecipazione e cura dello spettacolo teatrale “La B-arca” (in scena l’11 e il 12 dicembre 2011 al Teatro Bonci, Cesena). Quest’ultimo è stato il frutto di un laboratorio di danza (nel periodo settembre-dicembre, con cadenza settimanale e durata di circa 2 ore per ogni incontro), con i ragazzi della Cooperativa sociale Cils, che ho seguito in qualità di assistente alla coreografia insieme alla danzatrice, coreografa Raffaella Vuillermin. In particolare questo lavoro ha coinvolto una quindicina di ragazzi con problematiche di vario genere, specialmente connesse al ritardo mentale, e si è svolto con la costante presenza di 2-3 assistenti sociali della Cooperativa stessa. Anche questa esperienza, per me totalmente nuova, mi ha arricchito moltissimo, grazie soprattutto alle difficoltà incontrate nel percorso, che ci hanno indotto spesso alla riflessione e alla ricerca di approcci nuovi e alternativi; nella convinzione che il lavoro con il corpo e la danza non sia solo appannaggio di pochi eletti. Ho così avuto modo di scoprire persone con potenzialità enormi e troppo spesso inespresse, a causa di pregiudizi e barriere socioculturali nei confronti delle “diversità”, purtroppo ancora ampliamente diffusi. Ciò che contraddistingue simili esperienze e l’arteterapia in generale è sostanzialmente l’impiego di materiale artistico, con lo scopo di offrire strumenti di comunicazione alternativi al linguaggio verbale. In questa prospettiva, il fine è stimolare e far emergere la parte creativa insita in ogni essere umano. La “terapia” consiste nella ricerca di una soluzione efficace al problema dell’ isolamento psichico e sociale tipico di molte persone in cura, affinché possano sentirsi libere di esprimere compiutamente le loro emozioni, che, grazie al terapeuta e al gruppo saranno appositamente contenute. Seppur questo genere di interventi necessiti di una formazione solida e in molti Paesi riconosciuta a tutti gli effetti dallo Stato, e nonostante si registri anche in Italia una forte domanda per questo tipo di approcci, c’è ancora scarsa chiarezza circa la definizione della figura professionale dell’arteterapeuta, dei suoi compiti e della possibile e auspicabile interazione cooperativa con altri operatori nel campo della salute.

L’arte preistorica

L’arte è una forma di espressione tipicamente umana, modalità utilizzata fin dagli albori della nostra storia. Le prime tracce d’arte risalgono al Paleolitico. È in questo periodo che troviamo le più antiche rappresentazioni della vita quotidiana all’interno delle caverne, pitture con funzione propiziatoria per la caccia e la fecondità. Queste, erano confinate, e probabilmente appositamente nascoste, nelle aree più interne e buie delle grotte. Da ciò desumiamo che l’interpretazione e l’espressione artistica della realtà era riservata a pochi eletti. Seppur sia estremamente difficile comprendere il significato di tali segni grafici e iconografici, realizzati prevalentemente con le dita o con pennelli grezzi di origine animale o vegetale, i graffiti o incisioni rupestri (risalenti a 30-40 mila anni fa), si considerano una delle prime forme ancestrali di “scrittura”. Questi “segnali di comunicazione visiva” si trasformeranno poi in pittogrammi (forme standard destinate espressamente alla comunicazione visiva, risalenti alle Civiltà mesopotamiche), ideogrammi (geroglifici egiziani, in cui i simboli possono rimandare anche a concetti astratti), fino ai logogrammi (i morfemi, le unità elementari delle forme grammaticali, fondamentali del significato). Alcune forme rappresentavano animali o persone; altre azioni o idee espresse simbolicamente. Questi dipinti utilizzavano il canale visivo per raccontare storie, e si configuravano perciò come una sorta di lingua scritta, dotata di codici propri. Sarà il progressivo passaggio dal codice figurativo a quello astratto, a segnare la nascita della scrittura così come la intendiamo oggi.

Relazione della Prova finale in Psicologia Evoluzionistica

Relatore: Marco Costa

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