Breve storia culturale

Nel nostro mondo c’è sempre qualche stereotipo che appartiene a qualcosa o qualcuno. In inglese, la parola “stereotipo” di solito porta con sé delle connotazioni negative perché è legata al pregiudizio. Comunque, esistono anche alcuni stereotipi positivi, il che è un po’ difficile da capire.

abbigliamento donna
P-E 2016

Prendiamo per esempio l’Italia, un paese i cui stereotipi positivi appaiono più di quelli negativi. Dai mass media si conosce l’Italia come un paese con buon cibo, uomini e donne di bell’aspetto e cultura. Naturalmente, la categoria della bellezza della gente italiana include il famoso business della moda. Per tutto il mondo, il concetto di “Made-in-Italy” porta con sé una certa eleganza privilegiata considerando che la maggior parte delle persone conosce bene i nomi di Armani, Versace, Valentino, e Gucci resi noti dalle stelle del cinema hollywoodiano e dai vari esponenti dell’alta società. Quest’immagine ha creato un business della moda italiana che è diventato una delle maggiori risorse economiche per questo paese. Basta visitare Milano per capire l’opulenza di questo business. Una città che si trova nel nord del paese, Milano, è diventata il fulcro produttivo durante l’industrializzazione del Novecento. Adesso, questa città si è affermata come palco per la moda italiana a livello internazionale, grazie alle sue Fashion Week che attirano le celebrità e i designer da tutto il mondo. Una passeggiata nel centro è sufficiente per vedere l’importanza del business della moda e accorgersi che a quasi ogni angolo appare il nome di un brand o qualche negozio di nota. Belle signore e signori eleganti passano vestiti impeccabilmente con le borse piene d’acquisti, come se ogni strada fosse una passerella. Sicuramente, un’immagine che ha così tanto potere non emerge per caso. Il business dell’abbigliamento donna italiano ha acquistato questo livello di privilegio grazie a una cultura che ha valutato moltissimo l’arte, la bellezza, e la bella figura. L’importanza dei bei vestiti è già presente ben prima del Rinascimento, il periodo più notevole per la comparsa dei capolavori artistici italiani. Nelle prossime pagine, tuttavia, propongo di dimostrare che il business ha guadagnato potere solo con le innovazioni dell’industria del nord che hanno reso possibile la commercializzazione della moda anche presso le grandi masse invece che limitarle ad una ristretta élite socioeconomica. Per investigare la crescita dell’importanza e del potere di questo business della moda vorrei prendere in esame vari romanzi storici iniziando con l’Ottocento e giungendo fino al periodo attuale. Eugenia Paulicelli ha affermato, sulla scorta di Gina Manzini, che lo stesso metodo critico con cui affrontiamo un romanzo dovrebbe essere applicato quando affrontiamo la moda. Ovvero, dovremmo trattare la moda come linguaggio e quindi “a witty manifestation of form”, capaci di mostrare la fisionomia di un popolo o un’epoca1 . Seguendo questa concezione semiotica della moda come linguaggio mi concentrerò su testi letterari da cui possiamo percepire i mutamenti culturali e sociali che hanno portato all’emergere di un business mondiale così potente. Infine, una volta giunta al periodo contemporaneo, vorrei anche portare alla luce le varie questioni relative ai diritti umani ai quali questo business si è legato negli anni recenti, spostando l’enfasi dal successo economico alla necessità di riportare in primo piano l’aspetto umanitario, com’è stato fatto con l’ambientalismo, e quindi guadagnare una nuova integrità.

Se la moda metterà il suo potere al servizio di cause umanitarie potrebbe completamente cambiare l’industria degli abiti in Italia. E’ ovvio che questo lavoro durerà molto tempo perché per realizzarlo bisogna cambiare alcune norme sociali e culturali, come il legame con la criminalità organizzata, che in certe situazioni è visto come normale e necessario. Comunque, propongo di mostrare che il business della moda italiana può mantenere il suo status ma anche guadagnare più rispettabilità se si impegna anche a sviluppare una sensibilità etica.