Sentimenti, desideri, inclinazioni, interessi

L’attività umana si può dividere in due campi principali: le attività del sentimento, dell’emotività, delle passioni (azioni non logiche): cioè di quelle attività la cui valutazione della coerenza mezzifine1 suscita contrasto, contradditorio, contrapposizione, dispute; e quelle delle ricerche in senso lato sperimentali (azioni logiche) la cui valutazione della coerenza mezzi-fine produce concordanza, accordo, assenso. La capitale importanza delle prime è evidente essendo esse, se non altro, oltremodo prevalenti sulle seconde. È il sentimento, l’emozione che spinge all’azione, che crea le regole morali, la devozione, le religioni, la tecnica, in tutte le forme svariate e complesse che si sono succedute e si succedono nella storia. Ed è per l’aspirazione degli uomini all’ideale che le società umane sussistono e progrediscono e talvolta regrediscono. Ma anche il secondo campo delle attività umane, e cioè quello delle ricerche sperimentali, è essenziale per le società. Esse forniscono la materia che mette in opera il sentimento e ad esse noi dobbiamo le conoscenze che rendono efficace l’azione, come anche utili modificazioni del sentimento stesso, grazie alle quali questo si adatta – per quanto lentamente – alle condizioni dell’ambiente. Tutte le scienze – quelle naturali come quelle sociali – hanno avuto alla loro origine, e tuttora sono, un tale miscuglio di sentimenti e d’esperienze. Da questo punto di vista allora una produzione intellettuale qualsiasi può essere considerata sotto vari aspetti, ad esempio:

  1. la sua corrispondenza con i risultati sperimentali (l’esperienza deve riguardare esclusivamente descrizioni di fatti e non estendersi ai sentimenti soggettivi che si volessero sostituire ai fatti;
  2. il suo accordo con i sentimenti di determinate persone (i più vivi, più numerosi e maggiormente operanti sono, ad esempio, quelli di fede, di morale, di estetica, di integrità, ecc.). Un elenco, ovviamente non definitivo, è quello costituito dalle classi, generi e specie dei residui paretiani. Ai sentimenti bisogna aggiungere gli interessi, che operano potentemente per spingere gli uomini all’azione; ma spesso si trasformano in sentimenti e si mostrano sotto tale forma;
  3. la sua utilità sociale.

Conoscenze scientifiche e stati psichici

Come già faceva notare Vico, i fatti umani sono “dominati dall’occasione e dalla scelta, che sono incertissime”, e – poiché a guidarle valgono per lo più “la simulazione e la dissimulazione, cose ingannevolissime” – dunque, “i fatti umani non possono misurarsi con il criterio di [una] rettilinea e rigida regola mentale”, giacché “gli uomini […] non si regolano secondo decisioni razionali, ma secondo il capriccio e il caso” [Vico 1990a, 131, 133]. La sociologia ha già da tempo prodotto un sistema teorico di tipo deduttivo e in questo senso riteniamo che la sociologia paretiana occupi il primo posto ed è a disposizione da ormai cent’anni. Ma già Romagnosi faceva notare giustamente con forte consapevolezza che egli con J. Stellini “poste alcune leggi per esperienza note, ne deduco le conseguenze senza né indagare né determinare la ragion delle medesime”, con ciò stabilendo, come dice “la teoria del praticabile sociale”. Così facendo, Romagnosi afferma decisamente di porsi nell’alveo e di continuare “la moderna scuola italiana”, la quale “per la filosofia naturale fondata da Galilei e dai suoi continuatori, e per la civile dal Vico, dallo Stellini, dal Genovesi e dai buoni economisti”, fa procedere insieme “le due grandi parti della universale filosofia” [Romagnosi 1990, 220-221]. Sappiamo che ideale della scienza è quello di passare dall’analisi qualitativa ad una quantitativa. Le categorie approntate dalla sociologia ci pare si prestino a questo scopo. Senza illusioni. Perché – come ci avvisava Pareto – se volessimo per un momento liberamente dare sfogo alla fantasia e ipotizzassimo che le nostre conoscenze scientifiche fossero in grado di delineare o, addirittura, riuscissero a produrre stati psichici – come già pensano e pretendono di fare le cosiddette neuroscienze – se cioè la nostra sognante megalomania, prodotto di sonni disturbati (spesso da interessi di denaro, di potere, ecc.) giungesse a controllare quella ‘ragione’ che da tre secoli in quanto Ragione, Lumi, ecc. non dà pace; se questa ipotesi frutto di sogni folli dovesse avverarsi, allora non avremmo risolto, sociologicamente, un bel nulla. Sarebbe venuto meno l’oggetto delle nostre ricerche: le ragioni che determinano le azioni, la libertà e la volontà individuale o di gruppo.

Vecchi termini e neofilia

Chi o che cosa, dunque, è all’origine dell’azione?
La risposta a questa domanda, allo stato di cose ipotizzato, ci riporterebbe, una volta svegli, ai vecchi termini delle nostre indagini: dunque, gli stati psichici si dovrebbero produrre artificialmente, secondo i gusti dei potenti tecnocrati e benpensanti di turno, i quali non saprebbero e non potrebbero fare altro che riaffidarsi alle passioni, ai sentimenti, ai gusti per imprimere sempre nuovi impulsi all’azione. Vecchi termini di un antico problema – oggi dati in pasto al grande pubblico, e non solo, famelico di ‘novità’ – spesso presentati con termini à la page. Infatti, si sente dissertare sulla base di una letteratura per lo più estera (dunque, per ciò stesso ‘scientifica’!) di ‘decisioni e neuroni’, di indagini di ‘scienziati e psicologi’ che confermano “la doppia natura del cervello umano” e quindi ciò che sappiamo da sempre, cioè “il conflitto tra la componente più emotiva e inconscia con quella più portata a seguire il calcolo dei propri interessi”. E questo sulla base degli apporti delle neuroscienze, della ‘neuroeconomia’ (con l’aggiunta dell’‘econofisica’ e, perché nessuno se ne abbia a male, per compensazione l’‘econometica’!). Per il momento. Poi, per via dei movimenti ondulatori entusiastici anche nelle scienze, arriveranno presto (anzi, sono già arrivate!) la ‘neurosociologia’ e la ‘sociofisica’. Non è in discussione lo strumento principe usato, cioè la matematica superiore3 – che peraltro non abbiamo mai sottovalutato, come anche mai sopravvalutato – quanto la pretesa di poter fare a meno dei risultati finora raggiunti dalla sociologia. Nella parte II, proponiamo alcuni esempi da una nostra raccolta ormai sterminata. Come Pareto possiamo dire che talvolta “[…] deriderò santa scienza, il che non toglie che alla scienza sperimentale ho dedicato la vita” [Pareto 1986, § 75]. Esempi di come gli stessi risultati delle neuroscienze cognitive e della genetica portino di necessità verso la spiegazione sociologica, la sola ultima possibile e credibile nel campo dell’azione umano-sociale. Sono gli stessi risultati delle varie risonanze magnetiche e modelli psico-fisicisti a confermare l’impossibilità della riduzione ai livelli inferiori epistemologici secondo la comtiana scala delle scienze, oggi più che mai confermata. Se n’era accorto anche B. Russell [1961]. Comte colloca nel suo sistema delle scienze, in una scala decrescente di complessità, al primo posto la sociologia, considerandola ‘scientia scientiarum’; poi scendendo la fisiologia (biologia), chimica, fisica, astronomia e, infine – non in quanto scienza, ma come linguaggio comune a tutte – la matematica. Sono cinque le fasi consecutive di sviluppo epistemologico. Fra il grado iniziale (matematico) e il grado finale (sociologico) ci sono tre fasi intermedie: da una parte il grado astronomico che completa il primo, dall’altra il grado biologico che prepara l’ultimo e, al centro, il grado fisico-chimico. Ci pare indubbio che questo costituisca il reale processo di conoscenza: cioè che ogni nostra impresa conoscitiva ricapitoli in sostanza le cinque fasi di sviluppo, che si tratti dello studio degli ecosistemi come della con quista dello spazio, della robotizzazione come dello studio della cancerogenesi. Il grado finale, in ogni caso è sempre quello sociologico.

220px-Vilfredo_Pareto (1)Non potrebbe essere diversamente. Tutto questo lo diciamo a scanso di equivoci. Non vogliamo esaltare la nostra ‘parrocchia’, lungi da noi! Quanto ribadire che per qualunque ‘parrocchia’ scientifica sono ineludibili tali considerazioni. Anzi, crediamo che vista la curvatura modale degli interessi, intrapresa dalla nostra ‘parrocchia’, è più probabile che saranno altri a perseguire la via indicata da Vico, Romagnosi, Comte, Durkheim, Weber, Pareto. Del resto le vicende del Comte matematico, dell’ingegnere Le Play, dell’ingegnere Spencer, dell’ingegnere e matematico Pareto, dell’ingegnere Rignano, del matematico Gini, del biochimico Henderson, del matematico Lazarsfeld o da ultimo dell’ingegnere chimico Coleman, per dire solo dei più noti, sono esemplari a questo riguardo. Non si sono fatti condizionare dalla loro precedente formazione, ma, di necessità hanno dovuto approntare metodologie adeguate all’oggetto sociologico. Per altri versi, esemplificando, il passaggio da una concezione organizzativa di tipo tayloristico, ad una sociologica, prima studiata in laboratorio da Mayo, dimostra ancora una volta la specificità dei problemi e delle relazioni sociali logico-significative e simboliche.

 

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