Potenziare l’Intelligenza Emotiva

Il concetto di abilità emotive viste come potenziale e non esclusivamente come aspetti del carattere o tratti stabili della personalità, rimanda direttamente alla possibilità di intraprendere percorsi di potenziamento delle abilità emotive, sia in termini di percorsi educativi mirati alla prevenzione delle diverse forme di sofferenza psicologia e devianza sociale, che in termini di modalità di intervento nelle situazioni di disagio conclamato. Ovviamente, le modalità utilizzate per effettuare simili percorsi di potenziamento possono essere molteplici e variano in funzione dell’età del soggetto e del contesto (educativo, clinico o organizzativo) in cui questi hanno luogo. Un simile intervento può infatti essere svolto all’interno di quadri teorici, metodologici e/o psicoterapeutici diversi, anche se innegabilmente il modello cognitivo comportamentale rappresenta la cornice teorica e metodologica d’elezione per intervenire sull’intelligenza emotiva. Infatti, parlare di intelligenza emotiva implica che si “ragioni con le emozioni”, e quindi che l’operatore ed il destinatario dell’intervento lavorino insieme per individuare e modificare le modalità di pensiero che sono alla base delle scarse abilità emotive. In questa prospettiva, la semplice restituzione, guidata e ragionata, dei risultati del test può costituire di per sé un ottimo avvio del percorso di potenziamento, in un individuo che potrebbe non essere sufficientemente consapevole del proprio livello di abilità in una o più aree delle emozioni. La successiva modificazione delle modalità di pensiero “emotivamente non intelligenti” è attuabile attraverso percorsi di alfabetizzazione emotiva basati sul modello della terapia razionale emotiva (Ellis, 1993; Di Pietro, 1999), idonei a sviluppare non solo maggiori capacità nell’identificare le emozioni, nel riconoscerle in se stessi e negli altri, ma anche utili per modificare il proprio lessico emotivo ed i processi di pensiero che sottostanno all’instaurarsi di emozioni negative.

intelligence2In ambito educativo, e con specifico riferimento al costrutto di IE di Mayer e Salovey (1997), è attualmente disponibile “Sviluppare l’intelligenza emotiva” (D’Amico e De Caro, 2008) un programma multimediale per bambini e preadolescenti (8-14 anni), mirato alla valutazione ed al potenziamento dell’IE. In particolare, il software si compone di un modulo di assessment ed uno di training, finalizzati rispettivamente alla valutazione e al potenziamento delle sottoabilità dei quattro rami dell’IE, quali la percezione ed espressione delle emozioni, la comprensione delle emozioni, l’utilizzo delle emozioni per facilitare alcune attività cognitive, la gestione delle emozioni in se stessi e nelle relazioni interpersonali). Le attività includono più di 40 esercizi molto diversi tra loro e proposti anche in forma ludica: acchiappare le forme o i colori che rappresentano emozioni negative mentre compaiono sullo schermo, mettere in pentola gli ingredienti giusti (emozioni utili) per preparare una certa pietanza (risolvere un determinato problema), riempire alcuni fumetti con le frasi giuste da utilizzare per produrre determinati risultati sul piano della gestione delle emozioni in situazioni interpersonali, e molti altri ancora.

Conclusioni

Il costrutto di IE merita certamente l’attenzione che gli è stata attribuita negli ultimi anni e che più recentemente vede coinvolti anche molti studiosi italiani. Ovviamente, base imprescindibile per avviare uno studio serio ed approfondito del costrutto è l’adattamento o la realizzazione di strumenti in lingua italiana idonei alla misurazione dell’Intelligenza emotiva, ed è in questa direzione che si sono orientati gli sforzi di ricerca degli ultimi anni. Auspicabilmente, anche grazie a tali strumenti, la ricerca sull’IE vedrà un maggiore sviluppo anche in Italia, e la misurazione di tale importante aspetto dell’intelligenza potrà entrare nei protocolli di valutazione delle abilità e potenzialità individuali, costituendo un valido supporto per gli operatori che lavorano nell’ambito educativo, clinico o organizzativo, sin nell’ottica della prevenzione che nell’ottica dell’intervento sulle diverse forme di disagio.

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