Storie di Brand: Timberland

In Italia, il marchio Timberland è stato legato per molti anni alla moda del anni 80 che vedeva il classico scarponcino della Sequoia associato ad altri capi “storici”. Quel tipo di identificazione si è stemperata con il passare degli anni anche perché progressivamente, sono aumentati i clienti del produttore americano che negli anni 80 non erano neppure nati.

Mentre negli anni 80 il grande pubblico in Italia conosceva sostanzialmente lo scarponcino icona del marchio, oggi l’assortimento è molto vasto ed è stato affiancato anche da abbigliamento per il tempo libero. Invero, in Rete, l’abbigliamento non desta molto interesse perché il cose business rimane la calzatura e nel cuore dei consumatori è quello il “prodotto”. I discorsi che si possono cogliere nel social network hanno sempre al centro l’esperienza di possesso delle scarpe con una forte polarizzazione dei pareri: molti ne tessono le lodi con termini altisonanti; pochi raccontano esperienze da dimenticare. Infatti i post negativi, quando sono basati sull’esperienza d’uso, non sono mai tiepidi. Il rapporto tra i primi e i secondi è nettamente a favore dei primi ma i secondi fanno rumore. In realtà queste due posizioni sono tipiche dei luoghi della rete in cui si discute di prodotti: i fans o ambasciatori del marchio portano l’entusiasmo, chi ha avuto una cattiva esperienza si sfoga. Nella ricerca qui pubblicata si è ignorato il dato di approvazione presente in Facebook in quanto tanto soverchiante da annullare ogni rilievo (765.000 “mi piace”); si sono prese in considerazioni opinioni e pareri presenti in siti terzi e più specializzati nella discussione sui prodotti. Tra i vari post emergono almeno due elementi degni di nota. La prima è legata alla globalizzazione e alla delocalizzazione delle produzioni. Alcuni post commentano negativamente il “made in oriente”, soprattutto agli inizi del secolo in quanto, secondo alcuni post, la scelta avrebbe impattato sulla qualità. Il secondo aspetto è correlato ai post degli ultimi anni: il marchio non sembra più ancorato alla moda degli anni 80 ma oggi vive di una reputazione propria che però, per ora, non sembra ottenere beneficio dalle scelte ambientalistiche dichiarate dal produttore. Il prezzo è il fattore critico più gettonato soprattutto in tempi di crisi: in diversi casi vige il consiglio di attendere i saldi o usare il canale dell’ecommerce, soprattutto se l’esperienza diretta è stata positiva.

timberland
scarpe timberland

Timberland negli ultimi anni ha adottato una politica di marketing netta: legare il proprio marchio a temi di sostenibilità ambientale. Le iniziative sono molteplici partendo da processi produttivi a basso impatto ambientale. In particolare Timberland ha sottoscritto un documento con Greenpeace per l’utilizzo di pelli derivati da allevamenti e attività che non contribuiscano al fenomeno della deforestazione. In Italia la collaborazione con Legambiente e il contributo che ne è conseguito ha consentito di riqualificare alcune aree verdi fruite dai cittadini. Infine lo store outlet di Pero, è stato realizzato con materiali ecocompatibili.

Funzione d’uso Di cosa sto parlando? Vista le neve che è scesa questo inverno, sto parlando delle mitiche Timberland! Vivendo in una valle e lavorando in un paesino su un’altopiano, d’inverno spesso nevica, e il ghiaccio rimane spesso a terra per settimane visto le temperature rigide.. ma con le Timberland i miei piedi sono sempre rimasti al caldo e all’asciutto! Ottime anche sotto la pioggia 😉 […] Esistono poi modelli meno grezzi e più raffinati, ma a prezzi a mio giudizio troppo alti. Insomma, si sfrutta il marchio diciamo. roby1984it Delocalizzazione Purtroppo devo confermare che la qualità delle scarpe Timberland è peggiorata da quando non sono più made in Usa;le prime che ho acquistato erano delle chukka arancioni a fine anni ottanta ed erano eccezionali,in questi ultimi anni ho acquistato altre tre paia di Timberland uno made in Vietnam,uno made in Repubblica Dominicana e uno (il peggiore) made in Cina,credo che a lungo andare questa politica andrà a rovinare l’immagine del marchio,anche se nel complesso le scarpe non sono male. fabio Anche femminile Devo dire che la prima volta che ho visto gli scarponcini Timberland al piede di una ragazza sono rimasta a dir poco inorridita: mi chiedevo come fosse possibile che una scarpa così poco femminile potesse essere indossata da una donna; a distanza di dieci anni circa mi sono ricreduta. [..] L’unica pecca è che costano molto, ma io le mie le porto ancora dopo molti anni, una Timberland non è un acquisto stagionale, ma per la vita [..]. E se ancora credete che sia un modello troppo maschile date un’occhiata agli ultimi arrivi […] laurinar07 eCommerce Ho avuto 4 paia di stivali Timberlad nella mia via vita e ne sono sempre rimasto soddisfatto, sia per la qualità sia per l’indistruttibilità (ci puoi camminare praticamente su qualsiasi tipo di terreno). Quest’inverno ho scoperto per caso che su Amazon li avrei potuti acquistare con uno sconto del 50% […] Non fatevi scappare l’opportunità di averli ai piedi ad un prezzo quasi dimezzato.

Storie di Brand: Babbo Natale

Come tutti i brand di successo anche Babbo Natale ha una storia, un antefatto, dei creatori di idee che hanno portato il vecchissimo San Nicola – o anche Santa Klaus – a diventare il personaggio più atteso e amato del Natale.

Babbo Natale è una figura presente in molte culture che distribuisce i doni ai bambini, di solito la sera della vigilia di Natale. Babbo Natale è un elemento importante della tradizione natalizia della civiltà occidentale, oltre che in America, in Giappone ed in altre parti dell’Asia orientale. Ed il suo Villaggio di Babbo Natale è un luogo di incontro straordinario dove egli riceve centinaia di migliaia di amici venuti da tutto il mondo tutti i giorni dell’anno. Un luogo dove le favole diventano realtà.

Insomma Babbo Natale è diventato un brand a tutti gli effetti!

Talmente potente che anche Google ha deciso di dedicare a Babbo Natale un sito web che ti permette di seguirlo nel suo viaggio intorno al mondo che lo tiene impegnato per portare i regali ai bambini: Santatracker.

Babbo Natale villaggio

Così come allo stesso modo in tutte le città, durante le feste di Natale, nascono delle aree gioco dove è possibile trovare la famosa casa di Babbo Natale, con il vecchietto barbuto a farsi le foto con i bambini, tanti regali e giochi gonfiabili a tener compagni a grandi e bambini.

 

Storie di Brand: Brandani

Brandani Gift Group è un brand legato ad un’impresa dalla grande tradizione nella quale l’esperienza, l’attenzione costante alle nuove tendenze, il desing, la capillare conoscenza del settore merceologico, hanno dato vita ad una gamma diversificata di prodotti da regalo, articoli da regalo, prodtti per la casa, all’insegna della raffinatezza e dell’innovazione.

brandani

L’Italian Style di Brandani è riconoscibile in tutto il catalogo, deriva dal profondo attaccamento alla terra toscana ed è apprezzato da una clientela d’élite in tutto il mondo.

L’azienda dispone di un sito web aggiornato e di facile consultazione, offre anche una meticolosa assistenza al consumatore finale, a maggiore garanzia di un prodotto e di un servizio sempre puntuale ed ineccepibile.

Il nuovo catalogo della Brandani trasmette energia, comunica la determinazione del gruppo nell’adattarsi ai cambiamenti del mercato, proponendo linee che non solo riflettono le nuove tendenze, ma le anticipano con prodotti concepiti per sintetizzare estetica e funzionalità. Sia nella prima fase di ricerca e design che nella gestione del magazzino, la tendenza è sempre quella di raggiungere il massimo.

Brandani ecocompatibile

con oltre 2500 pannelli fotovoltaici sulle coperture dello stabilimento Brandani si dimostra un’azienda dal motore verde, resa dal punto di vista energetico autonoma da pannelli fotovoltaici installati sulle proprie coperture. Sono infatti 2562 i pannelli solari utilizzati su una superficie di 2000 mq. Una scelta ecologica che ha permesso il risparmio di 160000 kg di CO2 annui e che si è sposata ala perfezione con una serie di iniziative a scopo benefico incentrate nella valorizzazione delle realtà di assistenza territoriali.

Brandani per il Sociale

BRANDANI GIFT GROUP “CAMPIONE D’ITALIA” CON LA COMPAGNIA ARCIERI CITTA’ DI PESCIA

E’ festa tricolore per BRANDANI gift group e per la Compagnia Arcieri Cittò di Pescia. Il sodalizio sportivo cittadino ha vinto il suo 73° titolo nazionale, conquistandolo nel contesto riservato alle società. Una grande soddisfazione per il connubio pesciatino, grazie all’obiettivo raggiunto dalla squadra maschile formata da Federico Gargari e Ruggero Giannelli, in gara con l’arco olimpico, Alessandro Giannini e Massimiliano Pacini con il nudo, Gregorio Cirillo e Marco Del Ministro nel confronto “compound”.

Storie di Brand: Thun

Thun è un marchio italiano che produce articoli da regalo, oggetti da collezione, articoli da decoro interni e idee regalo.

Come è nata la Thun?

Nel 1950 a Bolzano, una coppia di giovani sposi,l a contessa Lene Thun e il conte Otmar cominciano a realizzare il loro grande sogno: nello scantinato di Castel Klebestein danno vita alle Officine Ceramiche THUN.

I conti Thun, affiancati da soli assistenti, si mettono all’opera con grande impegno, entusiasmo ed energia. Lo slogan da loro coniato a quei tempi è tuttora il “Leitmotiv” che accompagna l’azienda:

“In un paese tra il Nord e il Sud all’incontro tra due culture, attingendo dalla tradizione ma rivolti verso il nuovo, lavoriamo per portare gioia a noi e agli altri.”

Il primo Angelo Thun

Lene Thun ispirandosi al volto dei suoi figli mentre dormivano realizza la sua opera prima, l’Angelo Originale di Bolzano.
Una creazione quasi magica, che fa innamorare chi la vede. Il successo è incredibile, sostenuto da un affettuoso passaparola.

Passano gli anni e le creazioni della contessa Lene Thun conquistano un numero sempre più grande di cuori e le schiere appassionati crescono a dismisura . Una crescita straordinaria dalla quale nasce – nel 1992 – la nuova sede Thun di via Galvani.

thun online

Nel 1998 il numero dei fan di THUN è così alto da convincere Lene ed il figlio Peter a fondare il THUN CLUB. Da allora gli amici di THUN hanno un punto di riferimento che regala loro ogni anno novità sempre più sorprendenti.

Il Mondo THUN diviene ogni giorno più vasto e si serve un luogo che ne sia il cuore pulsante: così, nel 2002, vede la luce il THUNIVERSUM a Bolzano, progettato da Matteo Thun.

Nel 2004, un altro avvenimento importantissimo: apre infatti il primo THUN SHOP, dedicato alle sole creazioni THUN. Non rimane però solo a lungo: oggi i THUN SHOP sono oltre 200 e grazie a loro i fan THUN possono vivere anche nel resto d’Italia parte della magica atmosfera del THUNIVERSUM.

Lo stile Thun

Lo stile THUN è caratterizzato da creazioni senza tempo che, da oltre 60 anni, donano felicità arricchendo le case e la vita delle persone con simboli d’amore e di buoni pensieri. Uno stile unico che conserva il suo significato originario ma che si evolve in linee sempre nuove ora più leggere, ora più artistiche. Oggi le linee THUN avvicinano a quelli tradizionali, anche nuovi bellissimi colori, che creano soluzioni armoniose in linea con le tendenze dell’abitare e del vivere moderno.

Ma THUN è molto più di questo! Le nostre creazioni non sono soltanto prodotti, ma rappresentano un vero e proprio atteggiamento di positività nei confronti del mondo. Da questo atteggiamento, derivano anche le iniziative sociali ed il sostegno dell’arte.

 

L’inaccessibilità del bello

Il bello, come concetto e come inacessibilità.

Già dall’unificazione emerge un distacco fra il nord e il sud d’Italia, e specialmente fra i poveri e i ricchi. In questo periodo, le città più importanti e sviluppate sono concentrate nel nord del paese, mentre il sud d’Italia, assoggettato a potenze straniere fino all’unificazione del 1861, non è ancora culturalmente ed economicamente integrato nella nuova nazione. D’altronde, questa disparità tra ricchi e poveri non si riscontra soltanto al sud. Come si vede in Le Avventure di Pinocchio, che si svolge in un villaggio toscano, esistono anche lì l’analfabetismo e l’estrema povertà. Tramite la storia di un burattino di legno che vuole diventare un bambino vero si vedono le condizioni di vita dei contadini italiani durante il periodo risorgimentale, mentre i rari istanti in cui appare qualche segno di ricchezza sono presentati da Collodi come poco affidabili. In questo racconto, la ricchezza degli abiti rappresenta o sogni irrealizzabili o personaggi imbroglioni, come l’omino che finisce per vendere i ragazzi trasformati in asini, per la loro pelle. Per la maggior parte del tempo, la gente appare in un modo congruente alla loro povertà, mostrando così quanto difficili fossero le loro condizioni di vita. La storia del burattino Pinocchio si concentra sul giocattolo magico che deve imparare ad essere bravo per diventare un ragazzo vero. Ma a parte l’ambito fantastico che avvolge il romanzo, si nota la critica di Carlo Collodi alla società crudele e dura dell’Italia ottocentesca. Siccome Le Avventure di Pinocchio è ambientato in una società povera, gli abiti appaiono soprattutto come una necessità per sopravvivere in questo duro mondo, di cui il burattino e il suo babbo, Geppetto, rappresentano la classe sociale più bassa. Il fatto che Pinocchio sia caratterizzato come un potenziale bambino è un altro elemento utile a comprendere le dinamiche sociali del periodo e le implicazioni del ruolo dell’abbigliamento negli strati più poveri della popolazione. I bambini cominciano ad apparire nei testi di questo periodo, che affrontano le loro condizioni reali (come classe inferiore della società) e cercano di migliorarne le condizioni presentandoli come futuri soggetti della nuova nazione italiana. In questo periodo i bambini erano ancora trattati come piccoli uomini, cioè facevano gli stessi lavori degli adulti, perfino quelli più pesanti. Dato il ruolo principale dell’infanzia come forza lavoro negli ambienti poveri è interessante esaminare la visione dell’abbigliamento dal loro punto di vista, rappresentato da Pinocchio stesso. Si percepisce ad esempio il ruolo dell’abbigliamento nel romanzo nella scena in cui Geppetto torna dalla prigione e il burattino decide di andare a scuola.

abbigliamento donna
abbigliamento donna

Il bel vestito è richiesto solo quando si presenta la necessità di apparire secondo le aspettative di precise pratiche sociali. E’ anche interessante notare quanto felice il bambino diventi grazie a questi “vestiti” di carta, che lo fanno anche immediatamente sentire più maturo. Ma in questo caso Geppetto agisce, come il Grillo parlante, da coscienza morale del burattino, avvisandolo che non è la bellezza esteriore che rende qualcuno migliore ma l’ordine o la pulizia. Eppure Pinocchio non abbandona il desiderio di migliorare la sua apparenza tramite un miglioramento dell’abbigliamento. Questo è il suo modo di elevarsi all’interno e al di sopra della sua classe, quindi di distinguersi socialmente secondo l’idea di “distinzione” proposta da Pierre Bourdieu.

Le uniche volte in cui l’abbigliamento diventa qualcosa di desiderabile o speciale sono quelle situazioni del romanzo in cui emerge una mancanza, vista dalle riflessioni di un bambino che diventa portavoce delle aspirazioni di un’intera classe sociale adottando il discorso sugli abiti come veicolo per richiamare l’attenzione alle disparità economiche tra i vari ceti. Si vede una continuazione di questa percezione unica degli abiti tramite gli occhi e le narrazioni dei bambini in Cuore di De Amicis, in cui il narratore Enrico descrive le esperienza di un suo intero anno scolastico a Torino. Essendo Enrico al contempo il narratore e il membro di un gruppo dei ragazzi che si trovano al centro della storia del romanzo, è interessante notare che il protagonista è sempre molto statico cioè è più un osservatore che un’importante parte della trama. A paragone di Pinocchio, lui non è al livello sociale più basso, vedendo che lui e i suoi compagni di classe vengano da tutti i diversi cerchi della società. Grazie al suo ruolo di osservatore ci mostra come le varie persone erano percepite nella società italiana post-unitaria. In questo modo, De Amicis costruisce l’identità dei personaggi tramite le descrizioni ricche di dettagli esteriori, compreso il modo in cui sono vestiti. La cosa ancora più significativa è quanto siano usati i vestiti per rendere un’immagine dei vari personaggi, non solo i ragazzi stessi ma anche tutti gli adulti che appaiono nella storia. Ad esempio, nella sezione intitolata “Ottobre” Enrico ci presenta i vari maestri della scuola.

In questa scena si vede come i vestiti servano da dettaglio per sottolineare il distacco economico dei professori della scuola di Enrico. Siccome la maggior parte della gente italiana viveva in contesti in cui essere istruito o almeno alfabetizzato non era ancora visto come necessario, la scuola non era così lodata come oggi. Per questa gente i bambini erano visti come creature capaci di aiutare le famiglie nelle loro necessità immediate, come vediamo nel romanzo di De Amicis tramite personaggi come Stardi che, anche se si trova in una famiglia povera con un padre alcolizzato, supera la sua difficolta grazie all’enorme impegno nello studio che lo porta a diventare uno dei migliori della classe a fine anno. E gli stessi maestri vivevano in condizioni modeste e dovevano sacrificarsi per il bene superiore dell’educazione della nuova generazione italiana.