Statistiche matrimonio e divorzio

Da Eurostat – Statistics Explained – Statistiche Matrimoni

Questo articolo presenta gli sviluppi che hanno avuto luogo in relazione alla formazione e alla dissoluzione della famiglia attraverso l’analisi di indicatori di matrimonio e divorzio. Il matrimonio, come riconosciuto dalla legge di ogni paese, è da sempre considerato alla base della formazione di un nucleo familiare. Dati demografici recenti mostrano che il numero di matrimoni per 1.000 abitanti è diminuito nell’UE-281 negli ultimi decenni, mentre il numero dei divorzi è aumentato – ciò ha generalmente portato ad un aumento del numero di bambini che sono nati da donne non sposate.

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Meno matrimoni, più divorzi

Nel 2012, sulla base dei dati disponibili, ci sono stati circa 2 milioni di matrimoni conclusi nella UE-28, mentre ci sono stati circa 1 milione di divorzi registrati. Il tasso grezzo di matrimonio2 , in altre parole il numero di matrimoni per 1.000 abitanti, risulta pari a 4,8 nel 2008 (l’ultimo anno per cui i dati per l’UE nel suo complesso sono disponibili), mentre il tasso grezzo di divorzio3 era 2,0 divorzi ogni 1.000 abitanti nel 2010. Il tasso grezzo di matrimonio nell’UE-28 è sceso da 7,9 matrimoni per 1.000 abitanti nel 1970, a 4,8 matrimoni per 1.000 abitanti nel 2008. Pertanto, nel corso di quasi quattro decenni si è verificata una riduzione di 3,1 matrimoni per 1.000 abitanti, a seguito di un generale calo del 39% nel numero di matrimoni. I matrimoni nell’UE-28 sono diventati meno stabili, come risulta dal l’aumento del tasso grezzo di divorzio, che è raddoppiato passando da 1,0 divorzi ogni anno per 1.000 abitanti nel 1.970 a 2,0 divorzi, sempre per 1.000 abitanti, nel 2010. Quando si considera l’aumento del tasso di divorzio dovrebbe da notare che le leggi nazionali non hanno permesso il divorzio in alcuni paesi fino a poco tempo; in tal modo, l’aumento del numero dei divorzi negli ultimi decenni può, almeno in parte, riflettere l’aggiunta di divorzi negli Stati membri dell’UE in cui il divorzio non era possibile in precedenza (ad esempio, in Italia, Spagna, Irlanda e Malta). La tabella 1 mostra che nel 2012 il tasso grezzo di matrimonio era più alto, tra gli Stati membri dell’Unione europea, in Lituania (6,9 matrimoni ogni 1.000 abitanti), Malta e Cipro (entrambi 6,7); ci sono stati anche elevati tassi grezzi di matrimonio in Turchia (8.0) e nell’ex Repubblica iugoslava di Macedonia (6,8). Bassi tassi grezzi di matrimonio sono stati segnalati per la Bulgaria (2,9 matrimoni ogni 1.000 abitanti), Portogallo (3,3), Slovenia e Lussemburgo (entrambi 3,4).

Schermata 2016-04-04 alle 15.13.31Tra gli Stati membri dell’UE, i più alti tassi grezzi di divorzio nel 2012 sono stati registrati in Lettonia (3,6 divorzi ogni 1.000 abitanti) e Lituania (3,5), davanti a Danimarca (2,8) – vedi tabella 2. Il tasso di divorzio grezzo più basso nel 2012 è stato registrato in Irlanda (0,6 divorzi ogni 1.000 abitanti), seguita da Italia (0,9 divorzi ogni 1.000 abitanti, dati 2011), Malta (1,1), Grecia (1,2, dati del 2010), Slovenia (1,2) e Croazia (1.3) con altrettanti bassi tassi grezzi di divorzio. A Malta, il divorzio è stato possibile solo dal 2011, e il tasso di divorzio è aumentato da 0,1 divorzi ogni 1.000 abitanti nel 2011 a 1,1 divorzi ogni 1.000 abitanti nel 2012. Tra i paesi EFTA4 e quelli candidati a diventare parte della Unione Europea, il tasso grezzo di divorzio era relativamente basso nel Montenegro (0,8 divorzi ogni 1.000 abitanti), nell’ex Repubblica iugoslava di Macedonia (0,9) e in Serbia (1.0).

Un aumento delle nascite fuori dal matrimonio

La percentuale di “nati vivi fuori dal matrimonio”5 è aumentata in tutta l’UE-28 negli ultimi decenni, riportando così un cambiamento nel modello di formazione della famiglia tradizionale. Un allontanamento dal modello di genitorialità conseguente ad un matrimonio ha portato ai figli nati fuori del matrimonio – da coppie non coniugate o di madri sole – superando in numero quelli nati all’interno dei matrimoni, in diversi Stati membri dell’UE.

Contesto

Il nucleo familiare è un concetto che cambia: che cosa significa essere un membro di una famiglia e le aspettative che le persone hanno delle relazioni familiari variano con il tempo e lo spazio, il che rende difficile trovare una definizione universalmente accettata e applicata. Alternative legali al matrimonio, come le unioni registrate, sono diventate più diffuse e la legislazione nazionale è cambiata per conferire maggiori diritti alle coppie non sposate e dello stesso sesso. Accanto a queste nuove forme giuridiche, sono apparse altre forme di relazioni non matrimoniali, rendendo più difficile per gli statistici la raccolta di dati in quest’ambito che possano essere paragonabili in tutti i paesi. A causa delle differenze nei tempi e nelle forme di riconoscimento del cambiamento dei modelli di formazione della famiglia e della sua dissoluzione, questi concetti sono diventati più difficili da misurare in pratica. Gli analisti di statistiche demografiche hanno quindi accesso a relativamente pochi set di dati completi ed affidabile con cui fare confronti nel tempo e tra o all’interno dei paesi.

Fonte: http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php Dati di maggio 2014.

Emozioni per sempre

Numerose ricerche svoltesi sul territorio italiano indicano che i minorenni si stanno avviando all’età adulta con grosse carenze relative all’autocontrollo, alla capacità di gestire la propria collera e all’empatia. Altre ricerche condotte a livello mondiale hanno mostrato la tendenza, nell’attuale generazione, a un maggior numero di problemi emozionali rispetto a quella precedente.

Oggi viviamo in una società complessa caratterizzata dalla globalizzazione, da profondi mutamenti socio-economici e politici, dal rapido cambiamento di valori di riferimento ma anche dall’eterogeneità e dalla contraddizione delle proposte e dei modelli culturali contemporaneamente presenti nel sociale che ci disorientano.

In questo contesto attuale sono coinvolti anche i bambini. Il loro mondo può apparire spensierato, privo di problemi e di preoccupazioni, ma purtroppo non sempre è così, soprattutto quando si devono allontanare dalla famiglia ed entrare nel mondo della scuola. Qui si ritrovano in un contesto ricco di emozioni, sentimenti, stati d’animo contrastanti. L’intento di questa tesi è quello di avvalorare l’importanza delle emozioni in ambito evolutivo per un migliore apprendimento.

Le emozioni infatti sono alla base del comportamento individuale e sociale e anche l’apprendimento ne è condizionato. Non è solo con l’intelligenza e la razionalità che si ha successo nell’apprendimento, ma un ruolo altrettanto importante è svolto dalle emozioni.

Nel primo capitolo ho trattato le varie teorie di riferimento delle emozioni, partendo dalle prime teorie fisiologiche fino alle più recenti teorie psicologiche. Inoltre ho introdotto lo sviluppo emotivo dei bambini, dalla nascita fino al terzo anno di vita sottolineando come la buona qualità delle prime relazioni sociali influisce sulla capacità del bambino di esprimere e regolare le proprie emozioni.

Nel secondo capitolo ho cercato di approfondire le straordinarie capacità che i bambini sviluppano dai due ai quattro anni, fino all’acquisizione delle competenze emotive più complesse. Ho parlato dell’espressività

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emotiva, del riconoscimento e della comprensione delle emozioni fino a giungere alla regolazione delle emozioni. Ho cercato di sottolineare come le reazioni dei genitori e le interazioni con i coetanei alimentino la competenza emotiva o la sua mancanza. Ho enfatizzato anche il ruolo del linguaggio emotivo poiché rappresenta un mezzo di insegnamento e di apprendimento diretto delle emozioni.

Nel terzo capitolo ho sviluppato il superamento del concetto del primato dell’aspetto cognitivo su quello emotivo. Infatti lo sviluppo e le strategie della ragione si sviluppano all’unisono con meccanismi di regolazione biologica di cui emozione e ragione sono parte determinante. Infatti ogni volta che prendiamo una decisione o ricordiamo un evento, le emozioni influenzano le nostre attività cognitive.

In seguito ho accennato all’uso delle varie scale per misurare l’intelligenza che prevedeva la necessità di misurare una serie di abilità cognitive culminanti nella formulazione di un quoziente intellettivo. Nel tempo si sono avvicendate varie scale non solo per misurare l’intelligenza, ma anche per valutare la presenza di attitudini specifiche, come per esempio la comprensione verbale. Un ulteriore contributo alla comprensione dei meccanismi che presiedono allo sviluppo dell’intelligenza è stato fornito dagli studi di Jean Piaget. Anche nei suoi studi però Piaget ha sempre mantenuto separato lo sviluppo delle attività intellettive dallo sviluppo delle emozioni. In seguito ho brevemente accennato all’intelligenza artificiale che concepisce la mente umana alla stregua di un sistema cognitivo complesso analogo in qualche modo ad un computer digitale. Ma la “mente cognitiva” dei computer è incapace di provare emozioni e di emettere giudizi come gli esseri umani. In seguito ho trattato la visione proposta da Howard Gardner di una intelligenza poliedrica che ipotizzava l’esistenza di una intelligenza interpersonale e di quella intrapersonale. Nell’intelligenza intrapersonale Gardner ravvisa la capacità di accedere alla propria vita affettiva, all’ambito dei propri affetti e delle proprie emozioni. Egli riconosce dunque la capacità di discriminare tra questi sentimenti

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simbolici e di attingere ad essi come mezzo per capire e guidare il proprio comportamento.
Dal concetto delle intelligenze multiple di Gardner, ho introdotto il concetto di intelligenza emotiva elaborata da Salovey e Mayer e divulgata in seguito da Daniel Goleman che la definisce come la capacità di motivare se stessi, di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione, di modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare.

La scuola dell’infanzia si offre come luogo naturale per coltivare, per riconoscere e valorizzare la propria intelligenza emotiva.
Nel quarto capitolo partendo dal concetto di intelligenza emotiva divulgato da Goleman ho sviluppato l’applicazione di una proposta di intervento sulla intelligenza emozionale nella scuola: la cosiddetta educazione razionale emotiva per la prevenzione e il superamento del disagio psicologico dei bambini. Questa proposta di intervento mira a favorire una crescita affettiva nel bambino che lo aiuta a correggere il proprio dialogo interiore e a mettere in discussione il modo in cui interpreta determinati eventi. L’educazione razionale-emotiva consente di acquisire un graduale autocontrollo emozionale attraverso sistematici collegamenti con il livello cognitivo. Permette al bambino di acquisire la consapevolezza delle sue emozioni e dei meccanismi mentali che sono sottesi.