Breve storia culturale

Nel nostro mondo c’è sempre qualche stereotipo che appartiene a qualcosa o qualcuno. In inglese, la parola “stereotipo” di solito porta con sé delle connotazioni negative perché è legata al pregiudizio. Comunque, esistono anche alcuni stereotipi positivi, il che è un po’ difficile da capire.

abbigliamento donna
P-E 2016

Prendiamo per esempio l’Italia, un paese i cui stereotipi positivi appaiono più di quelli negativi. Dai mass media si conosce l’Italia come un paese con buon cibo, uomini e donne di bell’aspetto e cultura. Naturalmente, la categoria della bellezza della gente italiana include il famoso business della moda. Per tutto il mondo, il concetto di “Made-in-Italy” porta con sé una certa eleganza privilegiata considerando che la maggior parte delle persone conosce bene i nomi di Armani, Versace, Valentino, e Gucci resi noti dalle stelle del cinema hollywoodiano e dai vari esponenti dell’alta società. Quest’immagine ha creato un business della moda italiana che è diventato una delle maggiori risorse economiche per questo paese. Basta visitare Milano per capire l’opulenza di questo business. Una città che si trova nel nord del paese, Milano, è diventata il fulcro produttivo durante l’industrializzazione del Novecento. Adesso, questa città si è affermata come palco per la moda italiana a livello internazionale, grazie alle sue Fashion Week che attirano le celebrità e i designer da tutto il mondo. Una passeggiata nel centro è sufficiente per vedere l’importanza del business della moda e accorgersi che a quasi ogni angolo appare il nome di un brand o qualche negozio di nota. Belle signore e signori eleganti passano vestiti impeccabilmente con le borse piene d’acquisti, come se ogni strada fosse una passerella. Sicuramente, un’immagine che ha così tanto potere non emerge per caso. Il business dell’abbigliamento donna italiano ha acquistato questo livello di privilegio grazie a una cultura che ha valutato moltissimo l’arte, la bellezza, e la bella figura. L’importanza dei bei vestiti è già presente ben prima del Rinascimento, il periodo più notevole per la comparsa dei capolavori artistici italiani. Nelle prossime pagine, tuttavia, propongo di dimostrare che il business ha guadagnato potere solo con le innovazioni dell’industria del nord che hanno reso possibile la commercializzazione della moda anche presso le grandi masse invece che limitarle ad una ristretta élite socioeconomica. Per investigare la crescita dell’importanza e del potere di questo business della moda vorrei prendere in esame vari romanzi storici iniziando con l’Ottocento e giungendo fino al periodo attuale. Eugenia Paulicelli ha affermato, sulla scorta di Gina Manzini, che lo stesso metodo critico con cui affrontiamo un romanzo dovrebbe essere applicato quando affrontiamo la moda. Ovvero, dovremmo trattare la moda come linguaggio e quindi “a witty manifestation of form”, capaci di mostrare la fisionomia di un popolo o un’epoca1 . Seguendo questa concezione semiotica della moda come linguaggio mi concentrerò su testi letterari da cui possiamo percepire i mutamenti culturali e sociali che hanno portato all’emergere di un business mondiale così potente. Infine, una volta giunta al periodo contemporaneo, vorrei anche portare alla luce le varie questioni relative ai diritti umani ai quali questo business si è legato negli anni recenti, spostando l’enfasi dal successo economico alla necessità di riportare in primo piano l’aspetto umanitario, com’è stato fatto con l’ambientalismo, e quindi guadagnare una nuova integrità.

Se la moda metterà il suo potere al servizio di cause umanitarie potrebbe completamente cambiare l’industria degli abiti in Italia. E’ ovvio che questo lavoro durerà molto tempo perché per realizzarlo bisogna cambiare alcune norme sociali e culturali, come il legame con la criminalità organizzata, che in certe situazioni è visto come normale e necessario. Comunque, propongo di mostrare che il business della moda italiana può mantenere il suo status ma anche guadagnare più rispettabilità se si impegna anche a sviluppare una sensibilità etica.

Storie di Brand: Skechers

Nonostante siano nate poco più di 2 decenni fa, le scarpe Skechers sono un brand che in pochissimo tempo è diventato un must-to-have a livello mondiale!

Il brand che produce le scarpe Skechers nasce infatti nel 1992, come costola del molto più rinomato marchio LA Gear. All’inizio le calzature Skechers erano anfibi sullo stile delle Dottor Martens ed in particolare erano scarpe da skaters; tuttavia molto presto il brand Skechers allarga il campo della produzione ed inizia ad offrire una gamma vastissima di prodotti.

Questa grande selezione di scarpe e calzature è uno dei motivi del successo delle scarpe Skechers, oltre all’altissima qualità della lavorazione e dei materiali impiegati.

scarpe skechers

Il brand USA Skechers rivendica di essere il marchio numero 2 negli Stati Uniti nel settore delle calzature sportive.

Nel pezzo dello scorso 18 maggio, il quotidiano statunitense Wall Street Journal, riferendosi alpanel NPD indica che, nel primo trimestre 2015 negli USA, le calzature sportive di Skechers hanno rappresentato il 5% del mercato, superando Adidas (4,6%), ma anche Asics e New Balance.

Una crescita ampiamente trainata dalle scarpe da passeggio di Skechers, che, nel primo trimestre, hanno registrato un incremento delle vendite del 40,5%, a 692 milioni di euro. Nike continua comunque a fare corsa di testa, totalizzando nel periodo il 62% delle vendite di sneakers.

Il tedesco Adidas continua dunque a perdere posizioni sul mercato statunitense. Tanto più che l’anno scorso il produttore tedesco di articoli sportivi aveva già ceduto la sua seconda posizione in termini di vendite di footwear e di abbigliamento sportivo ad Under Armour.

Le collezioni Skechers sono per uomo, donna e bambino e completano sia i look più sportivi che quelli più urban. Quest’anno Skechers ha registrato un’altra importante vittoria: la Boston Marathon è stata vinta da Meb che da alcuni anni è testimonial della linea running di Skechers. Per Skechers questo è una nuova importante vittoria.

Storie di Brand: New Balance

La storia delle scarpe New Balance inizia all’inizio del secolo ‘900 nella città americana di Boston, nel Massachusetts ed è strettamente legata all’oramai famosissimo immigrato William J. Riley proveniente dall’inghilterra.

Riley 33 anni in quanto calzolaio, si era posto l’obiettivo di aiutare le persone con problemi ai piedi, progettando la produzione di plantari e di scarpe specificatamente realizzate.

Si racconta che l’idea della produzione di plantari e di dare alla sua azienda il nome “New Balance” gli fosse venuta mentre osservava le galline nel suo giardino. Era affascinato dal fatto che le galline fossero in grado di mantenere perfettamente l’equilibrio – il Balance – con soli tre artigli e le prese come esempio. I plantari di Riley si basarono di conseguenza su un modello a tre punte che, in base alle sue conoscenze ortopediche, adattò correttamente al piede umano.

La storia delle New Balance

  • Nel 1933 il primo venditore di Riley, Arthur Hall, entrò come socio a far parte dell’ancora giovane azienda. Insieme superarono esperienze determinanti quali la “Great Depression”, la più grande crisi economica degli anni 30 ed il trasferimento dell’azienda a Cambridge, nel Massachusetts.
  • Nel 1941 Riley e Hall realizzarono scarpe conformate specificatamente per i settori del Running, del Baseball, del Basketball, del Tennis e della Box.
  • Quando nel 1949 Riley andò in pensione, l’azienda vendeva scarpe per il valore di 22.099 dollari.
  • Fino al dicembre del 1953 Arthur Hall gestì da solo la New Balance, successivamente vendette l’azienda a sua figlia e a suo marito, Eleanor e Paul Kidd. A questo periodo risale anche la prima azione sociale dell’azienda, una donazione in denaro alla Croce Rossa americana per la distribuzione di alimenti a persone in difficoltà – ne seguirono molte altre.
  • Il 1961 segna un anno decisivo nella storia della New Balance, poiché in quell’anno venne messa sul mercato la “Trackster“. La “Trackster” fu la prima scarpa sportiva funzionale, basata su di una suola con delle piccole scanalature, acquistabile in diverse larghezze. Il successo fu straordinario. La “Trackster” divenne presto la scarpa più utilizzata nei College e nei programmi di fitness YMCA.
  • Nel 1972, nel giorno della maratona di Boston, i Kidd, per motivi di età, vendettero la New Balance per 100.000 dollari ad un uomo di nome Jim Davis. Il consiglio che Paul Kidd diede a Jim Davis fu: “Mantieni il concetto della larghezza!”. A quei tempi alla New Balance erano impiegati sei operai che producevano 30 scarpe al giorno.
  • Nel 1976 la M320 vinse il test del Runner’s World come migliore scarpa da corsa – era arrivato il momento di cominciare con la distribuzione a livello mondiale. La prima fornitura arrivò in Danimarca, poi in Svizzera e quindi in Giappone.
  • Nel 1978, l’anno in cui Anne Davis entrò a far parte dell’azienda, furono aperti il primo ufficio vendite internazionale a Londra e la prima fabbrica in Europa, qualche anno più tardi sarà fondata la centrale europea. Il numero dei collaboratori aumentò rapidamente. L’azienda sviluppò sempre nuovi progetti: in questo periodo la New Balancepresentò sul mercato la prima scarpa da corsa da donna, la W320 e la 990, una scarpa di qualità tecnica superiore.
  • Nel 2006, anno in cui è stata festeggiato il centenario dell’azienda, la New Balance era rappresentata in tutti e cinque i continenti con più di 2.800.
  • La New Balance è oggi la quarta marca più importante al mondo di calzature sportive.

Storie di Brand: Timberland

Il brand Timberland per molto tempo è stato associato alla moda del decennio 1980 che vedeva il classico scarponcino della Sequoia associato ad altri capi “storici”.

Timberland e gli anni ’80

La mitica azienda di scarpe Timberland statunitense è stata una delle prime a praticare una politica di sostenibilità ambientale, e nel 2011 è entrata nell’orbita dall’azienda di abbigliamento VF Corporation.

Al giorno d’oggi ci sono centinaia di modelli di scarpe Timberland, oltre che vestiti e altri accessori. Gli albori risalgono al 1965, quando Nathan Swartz, ex calzolaio del New England, divenne imprenditore: la sua fabbrica si chiamava Abington e produceva scarpe e stivali impermeabili da caccia. La svolta fu il brevetto di una nuova tecnologia che consentiva di fondere la suola al resto della scarpa. Nel 1973 nacque il marchio Timberland e nel 1978 arrivò la The Timberland Company. Nel 1980 il primo sbarco sul mercato internazionale: in Italia. Ai classici boots, si aggiunsero le scarpe da ufficio, quelle da barca, quelle classiche.

Il logo Timberland

Logo della Timberland scarpe

La storia di Timberland

  • 1952
    Nathan Swartz acquista metà delle partecipazioni della Abington Shoe Company di Abington, Massachusetts.
  • 1955
    Nathan Swartz acquista il restante 50% delle partecipazioni della Abington Shoe Company e dà il benvenuto ai suoi figli nell’azienda, che per circa dieci anni produce calzature per marchi di proprietà di importanti aziende calzaturiere.
  • 1965
    La famiglia Swartz introduce la tecnologia di stampaggio a iniezione nel settore calzaturiero. Questa rivoluzionaria tecnologia fonde la suola con la tomaia in pelle, eliminando la necessità di cuciture e producendo in tal modo stivali e scarpe assolutamente impermeabili.
  • 1973
    La famiglia Swartz sviluppa il marchio “Timberland”.
  • 1973
    Timberland crea il suo primo stivale impermeabile garantito con il nome registrato Timberland®.
  • 1978
    La famiglia Swartz modifica il nome della società in “Timberland Company”.
  • 1979
    Timberland produce il suo primo modello di scarpe casual cucite a mano.
  • 1980
    Timberland registra un eccezionale successo sui mercati esteri, a partire dall’Italia.
  • 1986
    Il figlio di Nathan, Sidney Swartz, diventa unico titolare dell’azienda familiare.
  • 1987
    Timberland diventa una società quotata alla Borsa Valori Americana.
  • 1989
    Timberland diventa partner di City Year Inc., i “corpi di pace” con sede a Boston, formati da giovani che svolgono servizi per la comunità. Da allora Timberland ha fornito a City Year oltre 10 milioni di dollari, aiutandoli ad estendere il loro programma di servizi a 13 città in tutti gli Stati Uniti.
  • 1990
    Timberland introduce nella sua linea l’abbigliamento donna. Timberland sviluppa inoltre il suo primo modello di stivali professionali Mukluk, indossati dai conduttori ufficiali (mushers) dell’Iditarodd, la corsa con i cani da slitta.
  • 1991
    Timberland introduce la sua esclusiva linea di capi in pelle impermeabile e una linea di accessori.
  • 1991
    Timberland passa dalla Borsa Valori Americana alla New York Stock Exchange.
  • 1992
    Per sostenere le comunità in cui i suoi dipendenti vivono e lavorano, Timberland sviluppa quello che poi diventerà il programma chiamato “The Path of Service”, ovvero una politica societaria progressista che offre ai dipendenti 16 ore di permesso retribuite per prestare servizi utili alla comunità.
  • 1992
    Timberland lancia la sua campagna di sensibilizzazione “Give Racism the Boot” (Dai un calcio al razzismo), a favore della diversità e contro l’oppressione in tutto il mondo. La campagna è stata diffusa sui principali quotidiani in tutti gli Stati Uniti e in Europa, e su manifesti affissi nella città di New York.

    1993
    Timberland sottoscrive una serie di principi etici ambientali introdotti dalla Coalizione CERES (Coalition for Environmentally Responsible Economies), che regolano la condotta societaria e consentono agli investitori della società di prendere decisioni informate in relazione a questioni ambientali.

    1994
    Debutto della nuova collezione Timberland di borse e piccoli oggetti di pelletteria per donna in pelle e nabuk impermeabile. Vengono introdotti anche altri articoli nella linea abbigliamento e calzature donna, calzature e abbigliamento classici per uomo, e nuovi modelli di calzature performanti.

    1995
    Timberland introduce “Active Comfort Technology” (ACT). Pensato per il comfort, questo sistema integrato in numerose calzature Timberland® garantisce sostegno unito a un effetto ammortizzante duraturo e il controllo della temperatura in calzature e abbigliamento performante.

    1995
    Nel programma Path of Service® viene introdotto un aumento delle ore retribuite a servizio della comunità da 16 a 32 ore.

    1996
    Timberland introduce una linea di scarpe e stivali per bambini e aumenta il numero di contratti di licenza, comprendendo una linea orologi più ampia, calze donna, zaini e abbigliamento da viaggio, guanti e prodotti per la cura degli oggetti di pelletteria. Viene introdotta una nuova linea multifunzione per attività all’aperto “Outdoor Performance”.

    1997
    Timberland introduce la linea di abbigliamento per bambini e aumenta il numero di contratti di licenza, fino a comprendere oggetti di pelletteria quali cinture e portafogli. Timberland introduce anche due nuove tecnologie nella linea “Performance”: Advanced Combination Construction (ACC) e B.S.F.P., tecnologia per le suole progettata per favorire le fasi di frenata, sostegno, flessione e propulsione del piede durante la camminata.

    1997
    Timberland incrementa i benefit delle ore retribuite di volontariato dei dipendenti portandole a 40 ore.

    1998
    Jeffrey Swartz, precedentemente nel ruolo di COO di Timberland, diventa Presidente e CEO.

    1998
    Per festeggiare il 25° anniversario della società, Timberland organizza la prima edizione dell’evento annuale “Serv-A-Palooza” il 18 giugno: si tratta della principale giornata dedicata ai servizi per la comunità che coinvolge tutta la società.

    1998
    Nell’ambito del programma “America’s Promise”, Timberland supera la propria promessa con cui si impegnava a dedicare, entro l’anno 2000, 40.000 ore a servizio delle comunità.

    1999
    Timberland viene selezionata tra le “100 migliori aziende per cui lavorare” del 1998 dalla rivista Fortune.

    1999
    Lancio della serie Timberland PRO®, con tecnologia “24-7 Comfort Suspension”, per offire a chi passa gran parte della sua giornata in piedi caratteristiche performanti quali sostengo, flessibilità e protezione.

  • 2000
    Timberland viene nuovamente votata tra le “100 migliori aziende per cui lavorare” dalla rivista Fortune e anche tra le “10 migliori aziende del New Hampshire per cui lavorare” dalla rivista Business NH.

    2000
    La società viene inserita nell’elenco delle “100 migliori imprese per responsabilità sociale” dal report “Corporate Social Responsibility” redatto da Business Ethics.

    2001
    Timberland Company riceve il riconoscimento Business Ethics’ Corporate Social Responsibility Report’s Corporate Citizenship Award che intende essere un riconoscimento per le società che incarnano il concetto di impegno civile, incentivando le imprese ad adottare pratiche sempre migliori nelle loro relazioni con i diversi attori coinvolti.

    2001
    Nel mese di dicembre, Timberland annuncia la prima partnership tra NASCAR e la linea di stivali Timberland PRO® per lavoratori professionisti. Con questa alleanza, Timberland sviluppa e lancia per la prima volta una piattaforma integrata per il marketing di prodotti sportivi che va oltre il suo tradizionale posizionamento sul mercato nel segmento outdoor, per rispondere alle specifiche esigenze e ai desideri del consumatore Timberland PRO®.

    2002
    Per il quinto anno consecutivo, Timberland rientra nell’elenco della rivista Fortune delle “100 migliori aziende per cui lavorare” dell’anno 2001, collocandosi anche tra le “Platinum 400 – Le migliori grandi aziende in America” del 2001, un elenco stilato dalla rivista Forbes.

    2002
    Per il terzo anno consecutivo, Timberland Company ottiene il premio “2001 PLUS AWARD for Design Excellence” nella categoria “outdoor”, un riconoscimento della rivista Footwear+. Alla società viene inoltre assegnato il premio “2001 Shoe Angel of the Year” da parte di ShoesOnTheNet.com, il principale portale di calzature in Internet. Timberland riceve riconoscimenti per aver contribuito con le sue calzature ad equipaggiare tutte le persone impegnate nelle operazioni di recupero e soccorso a Ground Zero a New York.

    2002
    Timberland istituisce il premio “Carden Welsh Award for Environmental Excellence”, per riconoscere il merito di persone o team di dipendenti le cui azioni contribuiscono a migliorare l’impegno eco-sostenibile di Timberland.

    2003
    Per festeggiare il 30° anniversario di Timberland, il Presidente e CEO Jeff Swartz suona la campanella di apertura del NYSE.

    2003
    Timberland si classifica quinta per la categoria abbigliamento nell’elenco stilato dalla rivista Fortune delle “Aziende più apprezzate”.

    2004
    Nel suo report del 2004 sulla responsabilità sociale dell’impresa, la società mette in evidenza nuovi livelli di trasparenza, che comprendono anche la divulgazione dei nomi e delle sedi delle fabbriche in appalto in tutto il mondo.

    2004
    Timberland rientra nell’elenco della rivista Working Mother tra le “100 migliori aziende per mamme lavoratrici”.

    2004
    Timberland viene anche inserita nell’elenco della rivista Industry Week tra le “50 aziende manifatturiere meglio gestite”.

    2004
    SustainableBusiness.com seleziona Timberland tra le 20 società presenti nel suo elenco dei “Migliori titoli eco-sostenibili al mondo” per il secondo anno consecutivo.

    2004
    La società lancia un programma di incentivi per la propulsione ibrida, offrendo un bonus di $3000 per l’acquisto di un veicolo ibrido ai dipendenti che dimostrano determinati requisiti.

    2005
    Timberland acquisisce SmartWool Corporation, affermata azienda leader nella manifattura di calze altamente performanti in lana merino.

    2005
    Timberland e il candidato all’Oscar Don Cheadle annunciano la creazione di un’edizione limitata di stivali dal nome “Save Darfur”, per sensibilizzare le persone nei confronti della crisi e ispirare un’azione civile e politica che contribuisca a fermare il genocidio.

    2005
    In seguito all’uragano Katrina che si abbatte nella regione costiera del golfo negli USA, Timberland istituisce un “congedo sabbatico” di breve durata per i dipendenti che desiderano contribuire ai soccorsi nella regione colpita dal disastro.

    2006
    La società inaugura l’installazione di un impianto a pannelli solari presso il suo centro di distribuzione di Ontario, in California, allora uno dei 50 impianti più grandi al mondo, in grado di generare il 60% della corrente utilizzata dallo stabilimento di distribuzione, riducendo le emissioni di gas serra per un valore stimato a oltre 217.000 kg all’anno.

    2006
    Timberland acquista howies, un brand di abbigliamento sportivo con sede in Galles, GB.

    2006
    Timberland pubblica il suo primo report sull’eco-sostenibilità a livello di stabilimento produttivo, in cui vengono riportate nel dettaglio le informazioni sui valori di riferimento della fabbrica situata nella Repubblica Dominicana nell’ambito dei diritti umani globali, della gestione ambientale e dell’impegno della comunità.

    2006
    La società stabilisce un nuovo standard per la trasparenza dei prodotti e incrementa il proprio impegno volto a minimizzare l’impatto ambientale, introducendo nuove scatole ecologiche per le calzature e un’ “etichetta del prodotto”, in cui sono descritti tutti gli aspetti legati all’impronta ecologica dell’azienda e la sua impronta sulla comunità.

    2007
    Timberland viene nominata tra le “100 migliori aziende per cui lavorare” dalla rivista Fortune per il decimo anno consecutivo.

    2007
    La società viene anche nominata dalla rivista CRO (la ex Business Ethics) tra le “100 migliori imprese per responsabilità sociale” per l’ottavo anno consecutivo.

    2008
    Nominata “Azienda innovatrice nel settore dell’outdoor” dall’associazione Outdoor Industry Association.

    2008
    Rientra nell’elenco stilato dalla rivista Working Mother delle “Migliori aziende ecologiche per i bambini d’America”.

    2009
    Ottiene l’ottavo posto nella classifica dei “100 migliori posti di lavoro che sostengono le adozioni”.

Storie di Brand: Converse

Oggi vi vogliamo parlare del brand statunitense Converse che produce scarpe e calzature fin dall’inizio del 1900 fondata da Marquis M. Converse nel 1908 nella cittadina di Malden nel Massachusetts. Si tratta certamente di uno dei brand più famosi al mondo, con più di un secolo di storia alle spalle.

Converse scarpe

La scarpa più famosa e conosciuta dell’azienda è certamente il modello All Star Converse progettata nel 1923 dal famoso giocatore di basket professionista Chuck Taylor che voleva bisogno di un paio di scarpe adatto a migliorare il suo gioco.

Converse All Star

Due americani su tre dichiara di avere avuto o di possedere un paio di Converse All Stars e questo è molto indicativo sulla storia del brand e la sua capacità di emozionare e fidelizzare il proprio target di riferimento.

Negli anni Trenta Taylor disegna il nuovo modello di All Star per le Olimpiadi del 1936: completamente bianca, con le rifiniture in rosso e blu, ricorda la bandiera americana e diventa la scarpa ufficiale dei giochi olimpici, fino al 1968 guadagnando in poco tempo la stessa popolarità del primo modello. E’ in questo periodo che James Dean si fa fotografare indossando dei jeans, una maglietta e un paio di Converse bianche!!

Nel 1923 Charles si guadagna il titolo di ambasciatore del basket e vede il suo nome aggiungersi al marchio con la stella a cinque punte: nasce la Converse Chuck Taylor All Star. La sua attività interna alla Converse è notevole: nel 1922, infatti, propone di creare un annuario ( il “Converse Basketball Yearbook” pubblicato sino al 1983 ) che raccogliesse foto e interviste di giocatori di basket che indossavano le ormai note scarpe, sfruttando l’ annuario come un potente mezzo di pubblicità per l’azienda.

Passa un decennio e nel 1957 arriva sul mercato la nuovissima All Star Low Cut, bassa si propone come alternativa alla classia High Top…ma gli anni Settanta, in concomitanza con il boom economico, danno vita a numerosi altri brand, tra cui quelli che diventeranno poi dei colossi del settore, come Adidas e Nike, che lanciano sul mercato modelli più colorati, comodi e innovativi (con cuscinetti e celle d’aria): molti atleti abbandonano, quindi, le storiche All Stars e iniziando ad indossare questi nuovi modelli. Ma anche in questa occasione, il risvolto per Converse è sorprendente: le “Chucks” diventano da quel momento le scarpe preferite dei ragazzi perché simbolo di una contro cultura nascente.

Anche moltissimi musicisti iniziano a portarle, contribuendo ad incrementare la loro popolarità Comode, dal design unico e poco costose, le All Stars iniziano così una loro seconda Età dell’Oro, fino agli anni ’70 che ne segnano il declino a causa di pessime decisioni aziendali, mancanza di fondi da investire in tecnologia e marketing e forse un po’ di sfortuna…e nel Luglio del 2003 la Converse, dovendosi piegare alla logica del mercato, accetta l’offerta economica della Nike che l’ha acquisita per 305 milioni di dollari. Ad oggi si calcola che siano state vendute più di 800 milioni di Chuck Taylor e che ancora se ne vendano migliaia ogni settimana. E benché siano numerose le alternative immesse sul mercato, nuovi colori, tessuti e modelli (sempre comunque chiaramente riconducibili al modello originale), i modelli white e black restano i preferiti di sempre!

Dagli anni ’90 sono tornate molto popolari, anche grazie alla scelta dell’azienda di produrre numerosissime variazioni sul tema, cambiando colori, materiali e forma delle scarpe originali.

Dal 9 luglio 2003 il marchio Converse è stato acquisito dalla Nike, e le All-Stars sono state rilanciate come fenomeno di moda producendo moltissimi nuovi modelli con colori e disegni di vario tipo…interessante leggere tutta la storia della Coverse.

Dal 2001 il marchio Converse è di proprietà della Nike.