Caschi gonfiabili per ciclisti: Hodwing

Sembra incredibile, ed invece i caschi gonfiabili stanno per arrivare per la gioia dei ciclcisti.

Creato in Svezia – Hodwing il casco gonfiabile – offre una protezione sicura ed invisibile che si “materializza” attorno a testa e collo solo in caso di necessità.

caschi gonfiabili

Per molti il caso viene indossato con fastidio e noia, per il caldo a cui costringe specialmente d’estate, per non spettinarsi e ritrovarsi a corsa avvenuta con un’acconciatura da pulcino, e per alcuni anche perché non è il massimo della bellezza. Tuttavia sappiamo benissimo quanto sia importante per la nostra sicurezza, e non ci può essere nessuna scusa che ce ne possa far liberare.

Purtroppo anche la scelta della bicicletta come mezzo di trasporto nasconde problemi e pericoli, specialmente per quanto riguarda la sicurezza. Pedalare nel caos delle grandi città, che spesso in Italia non sono dotate di adeguate infrastrutture per la circolazione in bicicletta, si rivela spesso pericoloso e proprio per questo, sebbene non obbligatorio, l’utilizzo del casco è caldamente consigliato. Ma per chi proprio non riesce a mandar giù l’idea di coprire il capo, esiste finalmente una valida alternativa che, senza rovinare la messa in piega e senza esercitare peso e pressione sulla testa, garantisce un elevato livello di sicurezza e di protezione. Si tratta di un’invenzione davvero particolare messa a punto da due giovani designer svedesi. Anna Haupt e Terese Alstinat hanno, infatti, ideato una sorta di airbag per ciclisti sicuro ed invisibile che protegge il collo e la testa in caso di caduta.

Il casco gonfiabile (ed invisibile).

Nato come progetto per la tesi di laurea in disegno industriale, il nuovo casco invisibile, che le sue inventrici hanno chiamato Hodving, è nato proprio dalla voglia delle due giovani, amanti della bicicletta, di creare un dispositivo che assicurasse un’efficace protezione ai ciclisti che non desiderano indossare il casco. Questo nuovo accessorio consente, dunque, di pedalare in tranquillità senza il fastidio del casco con la consapevolezza che, in caso di necessità, attorno alla propria testa si materializzerà rapidamente una struttura gonfiabile che avvolgerà il capo ed il collo.

Hodving, dunque, si presenta come una perfetta “via di mezzo” tra un casco ed un air-bag, ideale, dunque, per salvaguardare il ciclista in caso di caduta. Il tutto indossando un capo per nulla invasivo che non si noterà nemmeno alla vista. Il casco gonfiabile, infatti, si presenta come un normale collare in tessuto antivento da indossare come una classica sciarpa o uno scaldacollo che, al suo interno, cela un contenitore di gas compresso e due differenti tipi di sensori: un accelerometro ed un giroscopio che, in caso di incidente, azionano l’airbag che si gonfierà attorno alla testa e al collo.

Grazie ai 5 anni di lavoro ed alla raccolta di ben 10 milioni di dollari utilizzati per finanziare il progetto, il casco gonfiabile Hodving, è diventato un vero e proprio prodotto commercializzabile che, difatti, può essere già acquistato su diversi siti web tra cui Amazon e, naturalmente, quello del produttore. Il prezzo, attualmente fissato a 299 euro, è, purtroppo, ancora abbastanza elevato ma l’eventuale successo riscosso dall’articolo potrebbe favorire un ribasso del costo del prodotto.

Storie di Brand: Timberland

In Italia, il marchio Timberland è stato legato per molti anni alla moda del anni 80 che vedeva il classico scarponcino della Sequoia associato ad altri capi “storici”. Quel tipo di identificazione si è stemperata con il passare degli anni anche perché progressivamente, sono aumentati i clienti del produttore americano che negli anni 80 non erano neppure nati.

Mentre negli anni 80 il grande pubblico in Italia conosceva sostanzialmente lo scarponcino icona del marchio, oggi l’assortimento è molto vasto ed è stato affiancato anche da abbigliamento per il tempo libero. Invero, in Rete, l’abbigliamento non desta molto interesse perché il cose business rimane la calzatura e nel cuore dei consumatori è quello il “prodotto”. I discorsi che si possono cogliere nel social network hanno sempre al centro l’esperienza di possesso delle scarpe con una forte polarizzazione dei pareri: molti ne tessono le lodi con termini altisonanti; pochi raccontano esperienze da dimenticare. Infatti i post negativi, quando sono basati sull’esperienza d’uso, non sono mai tiepidi. Il rapporto tra i primi e i secondi è nettamente a favore dei primi ma i secondi fanno rumore. In realtà queste due posizioni sono tipiche dei luoghi della rete in cui si discute di prodotti: i fans o ambasciatori del marchio portano l’entusiasmo, chi ha avuto una cattiva esperienza si sfoga. Nella ricerca qui pubblicata si è ignorato il dato di approvazione presente in Facebook in quanto tanto soverchiante da annullare ogni rilievo (765.000 “mi piace”); si sono prese in considerazioni opinioni e pareri presenti in siti terzi e più specializzati nella discussione sui prodotti. Tra i vari post emergono almeno due elementi degni di nota. La prima è legata alla globalizzazione e alla delocalizzazione delle produzioni. Alcuni post commentano negativamente il “made in oriente”, soprattutto agli inizi del secolo in quanto, secondo alcuni post, la scelta avrebbe impattato sulla qualità. Il secondo aspetto è correlato ai post degli ultimi anni: il marchio non sembra più ancorato alla moda degli anni 80 ma oggi vive di una reputazione propria che però, per ora, non sembra ottenere beneficio dalle scelte ambientalistiche dichiarate dal produttore. Il prezzo è il fattore critico più gettonato soprattutto in tempi di crisi: in diversi casi vige il consiglio di attendere i saldi o usare il canale dell’ecommerce, soprattutto se l’esperienza diretta è stata positiva.

timberland
scarpe timberland

Timberland negli ultimi anni ha adottato una politica di marketing netta: legare il proprio marchio a temi di sostenibilità ambientale. Le iniziative sono molteplici partendo da processi produttivi a basso impatto ambientale. In particolare Timberland ha sottoscritto un documento con Greenpeace per l’utilizzo di pelli derivati da allevamenti e attività che non contribuiscano al fenomeno della deforestazione. In Italia la collaborazione con Legambiente e il contributo che ne è conseguito ha consentito di riqualificare alcune aree verdi fruite dai cittadini. Infine lo store outlet di Pero, è stato realizzato con materiali ecocompatibili.

Funzione d’uso Di cosa sto parlando? Vista le neve che è scesa questo inverno, sto parlando delle mitiche Timberland! Vivendo in una valle e lavorando in un paesino su un’altopiano, d’inverno spesso nevica, e il ghiaccio rimane spesso a terra per settimane visto le temperature rigide.. ma con le Timberland i miei piedi sono sempre rimasti al caldo e all’asciutto! Ottime anche sotto la pioggia 😉 […] Esistono poi modelli meno grezzi e più raffinati, ma a prezzi a mio giudizio troppo alti. Insomma, si sfrutta il marchio diciamo. roby1984it Delocalizzazione Purtroppo devo confermare che la qualità delle scarpe Timberland è peggiorata da quando non sono più made in Usa;le prime che ho acquistato erano delle chukka arancioni a fine anni ottanta ed erano eccezionali,in questi ultimi anni ho acquistato altre tre paia di Timberland uno made in Vietnam,uno made in Repubblica Dominicana e uno (il peggiore) made in Cina,credo che a lungo andare questa politica andrà a rovinare l’immagine del marchio,anche se nel complesso le scarpe non sono male. fabio Anche femminile Devo dire che la prima volta che ho visto gli scarponcini Timberland al piede di una ragazza sono rimasta a dir poco inorridita: mi chiedevo come fosse possibile che una scarpa così poco femminile potesse essere indossata da una donna; a distanza di dieci anni circa mi sono ricreduta. [..] L’unica pecca è che costano molto, ma io le mie le porto ancora dopo molti anni, una Timberland non è un acquisto stagionale, ma per la vita [..]. E se ancora credete che sia un modello troppo maschile date un’occhiata agli ultimi arrivi […] laurinar07 eCommerce Ho avuto 4 paia di stivali Timberlad nella mia via vita e ne sono sempre rimasto soddisfatto, sia per la qualità sia per l’indistruttibilità (ci puoi camminare praticamente su qualsiasi tipo di terreno). Quest’inverno ho scoperto per caso che su Amazon li avrei potuti acquistare con uno sconto del 50% […] Non fatevi scappare l’opportunità di averli ai piedi ad un prezzo quasi dimezzato.

Storie di Brand: Babbo Natale

Come tutti i brand di successo anche Babbo Natale ha una storia, un antefatto, dei creatori di idee che hanno portato il vecchissimo San Nicola – o anche Santa Klaus – a diventare il personaggio più atteso e amato del Natale.

Babbo Natale è una figura presente in molte culture che distribuisce i doni ai bambini, di solito la sera della vigilia di Natale. Babbo Natale è un elemento importante della tradizione natalizia della civiltà occidentale, oltre che in America, in Giappone ed in altre parti dell’Asia orientale. Ed il suo Villaggio di Babbo Natale è un luogo di incontro straordinario dove egli riceve centinaia di migliaia di amici venuti da tutto il mondo tutti i giorni dell’anno. Un luogo dove le favole diventano realtà.

Insomma Babbo Natale è diventato un brand a tutti gli effetti!

Talmente potente che anche Google ha deciso di dedicare a Babbo Natale un sito web che ti permette di seguirlo nel suo viaggio intorno al mondo che lo tiene impegnato per portare i regali ai bambini: Santatracker.

Babbo Natale villaggio

Così come allo stesso modo in tutte le città, durante le feste di Natale, nascono delle aree gioco dove è possibile trovare la famosa casa di Babbo Natale, con il vecchietto barbuto a farsi le foto con i bambini, tanti regali e giochi gonfiabili a tener compagni a grandi e bambini.