ADR – Accord Dangereuses Route

Quando parliamo di ADR o segnaletica ADR ci riferiamo all’acronimo di “Accord Dangereuses Route”, che è per l’appunto l’accordo europeo relativo ai trasporti internazionali di merci pericolose su strada, firmato a Ginevra il 30 settembre 1957 e ratificato in Italia con la legge n. 1839 del 12 Agosto 1962. L’accordo regolamenta:

  • la classificazione delle sostanze pericolose in riferimento al trasporto su strada;
  • le norme e prove che determinano la classificazione delle singole sostanze come pericolose;
  • le condizioni di imballaggio delle merci, caratteristiche degli imballaggi e dei contenitori;
  • le modalità costruttive dei veicoli e delle cisterne;
  • i requisiti per il mezzo di trasporto, compresi i documenti di viaggio.

Le norme riguardano:

  • a. classificazione delle sostanze pericolose in riferimento al trasporto su strada;
  • b. norme e prove che determinano la classificazione come pericolose delle singole sostanze;
  • c. condizioni di imballaggio delle merci, caratteristiche degli imballaggi e dei contenitori;
  • d. modalità costruttive dei veicoli e delle cisterne; e. requisiti per i mezzi e per il trasporto, compresi i documenti di viaggio;
  • f. esenzioni dal rispetto delle norme dell’Accordo.

Classi di materie pericolose:

  1. materie ed oggetti soggetti ad esplosione
  2. gas
  3. materie liquide infiammabili
  4. materie solide infiammabili
    4.2 materie soggette ad accensione spontanea
    4.3 materie che, al contatto con acqua, sviluppano gas infiammabili
  5. materie comburenti
    5.2 perossidi organici
  6. materie tossiche
    6.2 materie infettanti
  7. materie radioattive
  8. materie corrosive
  9. materie diverse ed oggetti pericolosi.

Direttive europee su segnaletica ADR

L’Unione Europea, per realizzare il mercato unico anche in questo settore, ha emanato la direttiva n. 94/55/CEE del 21.11.1994 (recepita con D.M. 4 settembre 1996) che ha reso obbligatoria l’applicazione dell’ADR anche ai trasporti interni, oltre che internazionali. Gli emendamenti biennali all’ADR, da allora, formano oggetto di direttive comunitarie che vengono recepite nell’ordinamento italiano con decreti ministeriali. Nata per il solo trasporto su strada, la normativa ADR interessa ora tutti coloro che trattano materie pericolose. Una fase di trasporto che su gomma è infatti sempre presente prima di giungere all’utente finale. Chiunque carichi, trasporti, faccia trasportare e scarichi materie pericolose appartenenti ad una delle tredici classi ADR è tenuto ad applicare almeno alcune delle prescrizioni. Infatti, anche nel caso in cui scatti l’esenzione dall’applicazione delle norme (per quantità limitate), le prescrizioni relative all’etichettatura e alle caratteristiche minime d’imballo rimangono valide. Il decreto legislativo n. 40, del 4/2/2000, stabilisce che il capo dell’impresa che effettui operazioni di trasporto di merci pericolose su gomma, su ferro o su una via navigabile interna, oppure operazioni di carico e scarico connesse a tali trasporti, debba nominare presso la Motorizzazione civile di competenza il proprio Consulente. Il Consulente deve redigere una relazione nella quale, per ciascuna operazione relativa all’attività dell’impresa, indica le eventuali modifiche procedurali ovvero strutturali necessarie per l’osservanza delle norme in materia di trasporto, di carico e scarico di merci pericolose nonchè per lo svolgimento dell’attività d’impresa in condizioni ottimali di sicurezza. Inoltre, nel caso in cui si verifichi un incidente che rechi pregiudizio alle persone, ai beni o all’ambiente, il Consulente provvede alla redazione di una relazione d’incidente che va trasmessa al capo dell’ impresa e al Ministero dei trasporti e della navigazione. Il Consulente deve possedere un certificato di formazione professionale rilasciato dal Ministero dei trasporti e della navigazione – Dipartimento dei trasporti terrestri – conseguito col superamento di un apposito esame. L’esame può essere sostenuto sia per la Modalità stradale (per tutte le classi di merci pericolose o solo per quelle scelte) sia per la modalità ferroviaria (RID). Per operare in questo settore sono dunque necessari: un parco mezzi allestito a norma di legge; autisti opportunamente formati e continuamente aggiornati, in possesso del patentino ADR; management competente e con esperienza in materia. Alcune imprese, di dimensioni relativamente grandi, offrono una gamma ampia di trasporti speciali che comprende anche il trasporto di merci ADR. Altre imprese invece sono specializzate nel trasporto di merci pericolose. Per gli operatori logistici che, oltre al trasporto, offrono servizi aggiuntivi (stoccaggio, smistamento, gestione degli ordini), anche le attrezzature, impianti, depositi, etc. dovranno essere conformi alle leggi.

segnaletica adr

Per quanto riguarda l’intermodalità, il trasporto deve avvenire nel rispetto del quadro normativo italiano e internazionale rappresentato, oltre che da ADR, da:

  1. Codici e Convenzioni IMO (in particolare IMDG), Direttive dell’Unione Europea per trasporto marittimo e terrestre;
  2. RID, regolamento internazionale per il trasporto delle merci pericolose via ferrovia;
  3. CSC, con riferimento alle disposizioni per l’approvazione dei containers;
  4. IATA/ICAO, regolamenti internazionali per il trasporto aereo;
  5. Norme italiane e regolamenti locali.

L’intelligenza emotiva

L’intelligenza può essere definita come il “complesso delle facoltà mentali e psichiche che consentono all’uomo di ragionare, di comprendere la realtà, fronteggiare situazioni nuove (…). Capacità generale che consente di adattarsi attivamente all’ambiente e che nell’essere umano si manifesta nei comportamenti e nel grado di elaborazione dei processi mentali”. (Binet 1981) L’intelligenza può anche essere definita come capacità di affrontare con efficacia l’ambiente in cui si vive. In tal caso il concetto di intelligenza viene a coincidere in maniera approssimativa con “efficacia”, cioè con la capacità di adattarsi con successo al mondo esterno. In ambito evolutivo potremmo, infine, definirla in accordo con Darwin, come l’insieme di quelle capacità che ci permettono di avere un successo evolutivo, in tal senso l’uomo è considerato come la specie più intelligente fra gli animali in quanto ha raggiunto il maggior successo evolutivo, fatto reso chiaro dalla straordinaria capacità del genere umano di adattarsi e di abitare quasi ogni luogo della Terra. Questa lettura però non risulta essere del tutto corretta, se infatti ci soffermiamo a osservare in maniera più analitica un ambiente naturale particolare, notiamo come esistano animali meglio adattati dell’uomo, dotati cioè di abilità particolari che gli permettono di abitare quel dato ambiente in maniera più efficace di quanto la specie umana possa fare. Si pensi ad esempio a luoghi dai climi estremi quali i poli o i deserti, in cui date le condizioni ambientali l’uomo, pur dotato di capacità cognitive nettamente superiori, non è in grado di sopravvivere, mentre altre specie sono perfettamente adattate. Ecco quindi che si rende necessaria una chiara distinzione tra intelligenza ed abilità, tra “essere” genericamente dotati di intelligenza e “avere” dei comportamenti intelligenti, delle competenze. Risulta a questo punto abbastanza chiaro che è possibile avere dei comportamenti efficaci, intelligenti, di successo, e che questi a volte sfuggono ad una definizione di intelligenza quale quella che può essere data utilizzando il concetto di Q.I. In generale il Q.I. non è in grado di predire l’efficacia o il successo dell’individuo nella vita quotidiana ed è anche molto controverso il fatto che sia un indice affidabile nel predire il successo scolastico. In altre parole, una cosa è la definizione di intelligenza intesa come una qualità statica, misurabile, definibile in astratto, altra cosa è considerarla come una facoltà che deve produrre dei comportamenti.

Abili e diversamente abili, intelligenti e diversamente intelligenti.

Nella pratica educativa è evidente come gli strumenti utilizzati per misurare l’intelligenza, in grado cioè di definire un certo Q.I., rilevano aspetti dell’intelligenza e ne danno una descrizione che spesso non rispecchia ciò che è strettamente utile nella vita quotidiana. Esiste un ampia documentazione relativa a persone non particolarmente dotate, vale a dire con basso Q.I., che hanno capacità sorprendenti, persone che hanno capacità in alcuni campi specifici fuori dal comune e sono inette in altri, (si veda il caso degli “idiots savant”, persone con basso livello intellettivo che possiedono una sola abilità ma di livello straordinario, es. suonare uno strumento musicale) o al contrario persone ritenute comunemente molto intelligenti ma che sono carenti o incompetenti in altri campi, in special modo nelle abilità concrete o nelle abilità relazionali. L’espressione quindi “diversamente intelligente” forse può rendere merito ad abilità e intelligenze possedute anche da chi intelligente non “è”, nel senso di chi possiede un Q.I. al di sotto nella norma. Proprio in relazione a quest’ultimo aspetto si è tentato di ampliare il concetto di intelligenza, per applicarlo ad un ambito di tipo relazionale, pertanto è stato introdotto il concetto di intelligenza sociale intesa come capacità di interagire nell’ambiente sociale. Sternberg, uno dei maggiori studiosi sull’intelligenza e sviluppo cognitivo, conferma che l’Intelligenza Sociale è distinta dalle capacità scolastiche ed è parte integrante delle doti che consentono alle persone di realizzarsi negli aspetti pratici. Egli propone una concezione secondo la quale l’intelligenza si esprime attraverso tre modalità fondamentali: analitica, creativa e pratica, che, a differenza delle dimensioni misurate dai test classici di intelligenza, esprimono un idea d’intelligenza come qualcosa che è definibile non in astratto ma in relazione ai compiti che l’individuo deve affrontare nella vita quotidiana. Egli quindi giunge a definire: • L’intelligenza analitica: consiste nella capacità di analizzare, scendendo nei dettagli, di valutare, di esprimere giudizi, operare confronti tra elementi diversi. • L’intelligenza creativa: inerente all’intuizione, si manifesta nella capacità di inventare, di scoprire, di immaginare, di affrontare con successo situazioni nuove per le quali le conoscenze e le abilità esistenti si mostrano inadeguate. • L’intelligenza pratica: consiste nella capacità di utilizzare strumenti, applicare procedure e realizzare progetti. È parlando di intelligenze e non di intelligenza quindi, che si rende ragione delle differenze e delle propensioni individuali che si possono osservare e fornendo una spiegazione del perché alcune persone ritenute generalmente intelligenti (che hanno un Q.I. nella norma) manifestano delle aree di comportamento in cui le loro capacità sono ridotte e, viceversa persone ritenute poco intelligenti (Q.I. Inferiore a 80) che, pur manifestando in generale tutti i segni di una scarsa intelligenza, possono avere delle estese aree di comportamento che non esitiamo a definire adeguate alle richieste dell’ambiente.

Dall’intelligenza multipla all’intelligenza emotiva.

L’intelligenza emotiva amplia il concetto di “intelligenza personale” tra quelle indicate come intelligenze specifiche indipendenti da Gardner, in quanto essa è focalizzata principalmente sul riconoscimento e l’uso degli stati d’animo propri e altrui per risolvere problemi e regolare il comportamento.
intelligenza emotivaL’intelligenza emotiva è stata, in un primo tempo, considerata come sottoinsieme dell’intelligenza sociale, ma come tendono a sottolineare i teorici che ne hanno coniato il termine, Peter Salovey e John D. Mayer, può risultare completamente indipendente da essa, pur rivestendo un ruolo ad essa complementare. Essa è composta da un insieme di processi mentali che comprendono le capacità di valutare ed esprimere le emozioni, di regolare le emozioni e di utilizzarle in modo adattivo. Gli studiosi che hanno introdotto il concetto di intelligenza emotiva (IE),Peter Salovey e John D. Mayer, la definiscono, nella loro più articolata sistematizzazione teorica del 1990, come “quell’insieme di abilità che sono da intendersi come conoscenza emozionale, abilità di percepire, valutare ed esprimere accuratamente ed adattivamente le emozioni, abilità di generare e/o utilizzare sentimenti al fine di facilitare le attività cognitive e i comportamenti adattivi,ed infine abilità di gestire le emozioni in se stessi e nelle relazioni con gli altri”. Nel modello attuale l’IE viene definita dagli autori come un set di abilità cognitive di elaborazione di informazioni di tipo emotivo-affettivo, riguardanti sia la sfera personale che interpersonale. Tali abilità vengono suddivise in quattro ambiti principali ordinati gerarchicamente (Mayer e Salovey,1997):

  1. Percepire accuratamente, valutare ed esprimere le emozioni
  2. Generare e/o utilizzare le emozioni per facilitare il pensiero
  3. Comprendere le emozioni, le loro reazioni causali, le loro trasformazioni e le combinazioni di stati emotivi
  4. Regolare e gestire le emozioni per promuovere la crescita emotiva ed intellettiva.

Il primo ambito riguarda la precisione con cui gli individui possono identificare le emozioni e il contenuto emozionale. Questa è una capacità che i bambini imparano a riconoscere fin da piccoli identificando i propri stati d’animo e quelli degli altri.

Un individuo che ha sviluppato intelligenza emotiva è in grado di valutare e comprendere l’emozione in qualsiasi ambito: tanto nelle altre persone, quanto nella musica, nell’arte ed in ogni espressione artistica prodotta dall’uomo per evocare e trasmettere stati d’animo, emozioni e sentimenti. Il secondo ambito descrive gli eventi emozionali che facilitano i processi intellettivi. Già dalla nascita le emozioni hanno una funzione di sistema di allarme per segnalare un cambiamento importante ad esempio quando un bambino piange lo fa per ricevere cure o per ottenere qualcosa che gli procuri piacere. Il terzo ambito riguarda le abilità di capire le emozioni e di usare la conoscenza emotiva che inizia nell’infanzia e si sviluppa durante la vita con maggior consapevolezza. Non solo è in grado di riconoscere le emozioni e classificarle ma anche di percepire le relazioni tra queste classificazioni. Il quarto ambito concerne la regolazione consapevole delle emozioni per aumentare la crescita emotiva e intellettuale. Cioè la capacità di regolare, controllare e manifestare le emozioni al momento e nel contesto più opportuno. In genere questa funzione viene assolta dai genitori che insegnano ai loro figli a non esprimere certe emozioni o a controllarle.

Tali competenze non sono influenzabili dalla cultura e possono essere accresciute, potenziate e migliorate attraverso processi educativi, terapeutici, o più in generale mediante le relazioni interpersonali.

(Fonte: tesi D. Lombardi)

Sentimenti, desideri, inclinazioni, interessi

L’attività umana si può dividere in due campi principali: le attività del sentimento, dell’emotività, delle passioni (azioni non logiche): cioè di quelle attività la cui valutazione della coerenza mezzifine1 suscita contrasto, contradditorio, contrapposizione, dispute; e quelle delle ricerche in senso lato sperimentali (azioni logiche) la cui valutazione della coerenza mezzi-fine produce concordanza, accordo, assenso. La capitale importanza delle prime è evidente essendo esse, se non altro, oltremodo prevalenti sulle seconde. È il sentimento, l’emozione che spinge all’azione, che crea le regole morali, la devozione, le religioni, la tecnica, in tutte le forme svariate e complesse che si sono succedute e si succedono nella storia. Ed è per l’aspirazione degli uomini all’ideale che le società umane sussistono e progrediscono e talvolta regrediscono. Ma anche il secondo campo delle attività umane, e cioè quello delle ricerche sperimentali, è essenziale per le società. Esse forniscono la materia che mette in opera il sentimento e ad esse noi dobbiamo le conoscenze che rendono efficace l’azione, come anche utili modificazioni del sentimento stesso, grazie alle quali questo si adatta – per quanto lentamente – alle condizioni dell’ambiente. Tutte le scienze – quelle naturali come quelle sociali – hanno avuto alla loro origine, e tuttora sono, un tale miscuglio di sentimenti e d’esperienze. Da questo punto di vista allora una produzione intellettuale qualsiasi può essere considerata sotto vari aspetti, ad esempio:

  1. la sua corrispondenza con i risultati sperimentali (l’esperienza deve riguardare esclusivamente descrizioni di fatti e non estendersi ai sentimenti soggettivi che si volessero sostituire ai fatti;
  2. il suo accordo con i sentimenti di determinate persone (i più vivi, più numerosi e maggiormente operanti sono, ad esempio, quelli di fede, di morale, di estetica, di integrità, ecc.). Un elenco, ovviamente non definitivo, è quello costituito dalle classi, generi e specie dei residui paretiani. Ai sentimenti bisogna aggiungere gli interessi, che operano potentemente per spingere gli uomini all’azione; ma spesso si trasformano in sentimenti e si mostrano sotto tale forma;
  3. la sua utilità sociale.

Conoscenze scientifiche e stati psichici

Come già faceva notare Vico, i fatti umani sono “dominati dall’occasione e dalla scelta, che sono incertissime”, e – poiché a guidarle valgono per lo più “la simulazione e la dissimulazione, cose ingannevolissime” – dunque, “i fatti umani non possono misurarsi con il criterio di [una] rettilinea e rigida regola mentale”, giacché “gli uomini […] non si regolano secondo decisioni razionali, ma secondo il capriccio e il caso” [Vico 1990a, 131, 133]. La sociologia ha già da tempo prodotto un sistema teorico di tipo deduttivo e in questo senso riteniamo che la sociologia paretiana occupi il primo posto ed è a disposizione da ormai cent’anni. Ma già Romagnosi faceva notare giustamente con forte consapevolezza che egli con J. Stellini “poste alcune leggi per esperienza note, ne deduco le conseguenze senza né indagare né determinare la ragion delle medesime”, con ciò stabilendo, come dice “la teoria del praticabile sociale”. Così facendo, Romagnosi afferma decisamente di porsi nell’alveo e di continuare “la moderna scuola italiana”, la quale “per la filosofia naturale fondata da Galilei e dai suoi continuatori, e per la civile dal Vico, dallo Stellini, dal Genovesi e dai buoni economisti”, fa procedere insieme “le due grandi parti della universale filosofia” [Romagnosi 1990, 220-221]. Sappiamo che ideale della scienza è quello di passare dall’analisi qualitativa ad una quantitativa. Le categorie approntate dalla sociologia ci pare si prestino a questo scopo. Senza illusioni. Perché – come ci avvisava Pareto – se volessimo per un momento liberamente dare sfogo alla fantasia e ipotizzassimo che le nostre conoscenze scientifiche fossero in grado di delineare o, addirittura, riuscissero a produrre stati psichici – come già pensano e pretendono di fare le cosiddette neuroscienze – se cioè la nostra sognante megalomania, prodotto di sonni disturbati (spesso da interessi di denaro, di potere, ecc.) giungesse a controllare quella ‘ragione’ che da tre secoli in quanto Ragione, Lumi, ecc. non dà pace; se questa ipotesi frutto di sogni folli dovesse avverarsi, allora non avremmo risolto, sociologicamente, un bel nulla. Sarebbe venuto meno l’oggetto delle nostre ricerche: le ragioni che determinano le azioni, la libertà e la volontà individuale o di gruppo.

Vecchi termini e neofilia

Chi o che cosa, dunque, è all’origine dell’azione?
La risposta a questa domanda, allo stato di cose ipotizzato, ci riporterebbe, una volta svegli, ai vecchi termini delle nostre indagini: dunque, gli stati psichici si dovrebbero produrre artificialmente, secondo i gusti dei potenti tecnocrati e benpensanti di turno, i quali non saprebbero e non potrebbero fare altro che riaffidarsi alle passioni, ai sentimenti, ai gusti per imprimere sempre nuovi impulsi all’azione. Vecchi termini di un antico problema – oggi dati in pasto al grande pubblico, e non solo, famelico di ‘novità’ – spesso presentati con termini à la page. Infatti, si sente dissertare sulla base di una letteratura per lo più estera (dunque, per ciò stesso ‘scientifica’!) di ‘decisioni e neuroni’, di indagini di ‘scienziati e psicologi’ che confermano “la doppia natura del cervello umano” e quindi ciò che sappiamo da sempre, cioè “il conflitto tra la componente più emotiva e inconscia con quella più portata a seguire il calcolo dei propri interessi”. E questo sulla base degli apporti delle neuroscienze, della ‘neuroeconomia’ (con l’aggiunta dell’‘econofisica’ e, perché nessuno se ne abbia a male, per compensazione l’‘econometica’!). Per il momento. Poi, per via dei movimenti ondulatori entusiastici anche nelle scienze, arriveranno presto (anzi, sono già arrivate!) la ‘neurosociologia’ e la ‘sociofisica’. Non è in discussione lo strumento principe usato, cioè la matematica superiore3 – che peraltro non abbiamo mai sottovalutato, come anche mai sopravvalutato – quanto la pretesa di poter fare a meno dei risultati finora raggiunti dalla sociologia. Nella parte II, proponiamo alcuni esempi da una nostra raccolta ormai sterminata. Come Pareto possiamo dire che talvolta “[…] deriderò santa scienza, il che non toglie che alla scienza sperimentale ho dedicato la vita” [Pareto 1986, § 75]. Esempi di come gli stessi risultati delle neuroscienze cognitive e della genetica portino di necessità verso la spiegazione sociologica, la sola ultima possibile e credibile nel campo dell’azione umano-sociale. Sono gli stessi risultati delle varie risonanze magnetiche e modelli psico-fisicisti a confermare l’impossibilità della riduzione ai livelli inferiori epistemologici secondo la comtiana scala delle scienze, oggi più che mai confermata. Se n’era accorto anche B. Russell [1961]. Comte colloca nel suo sistema delle scienze, in una scala decrescente di complessità, al primo posto la sociologia, considerandola ‘scientia scientiarum’; poi scendendo la fisiologia (biologia), chimica, fisica, astronomia e, infine – non in quanto scienza, ma come linguaggio comune a tutte – la matematica. Sono cinque le fasi consecutive di sviluppo epistemologico. Fra il grado iniziale (matematico) e il grado finale (sociologico) ci sono tre fasi intermedie: da una parte il grado astronomico che completa il primo, dall’altra il grado biologico che prepara l’ultimo e, al centro, il grado fisico-chimico. Ci pare indubbio che questo costituisca il reale processo di conoscenza: cioè che ogni nostra impresa conoscitiva ricapitoli in sostanza le cinque fasi di sviluppo, che si tratti dello studio degli ecosistemi come della con quista dello spazio, della robotizzazione come dello studio della cancerogenesi. Il grado finale, in ogni caso è sempre quello sociologico.

220px-Vilfredo_Pareto (1)Non potrebbe essere diversamente. Tutto questo lo diciamo a scanso di equivoci. Non vogliamo esaltare la nostra ‘parrocchia’, lungi da noi! Quanto ribadire che per qualunque ‘parrocchia’ scientifica sono ineludibili tali considerazioni. Anzi, crediamo che vista la curvatura modale degli interessi, intrapresa dalla nostra ‘parrocchia’, è più probabile che saranno altri a perseguire la via indicata da Vico, Romagnosi, Comte, Durkheim, Weber, Pareto. Del resto le vicende del Comte matematico, dell’ingegnere Le Play, dell’ingegnere Spencer, dell’ingegnere e matematico Pareto, dell’ingegnere Rignano, del matematico Gini, del biochimico Henderson, del matematico Lazarsfeld o da ultimo dell’ingegnere chimico Coleman, per dire solo dei più noti, sono esemplari a questo riguardo. Non si sono fatti condizionare dalla loro precedente formazione, ma, di necessità hanno dovuto approntare metodologie adeguate all’oggetto sociologico. Per altri versi, esemplificando, il passaggio da una concezione organizzativa di tipo tayloristico, ad una sociologica, prima studiata in laboratorio da Mayo, dimostra ancora una volta la specificità dei problemi e delle relazioni sociali logico-significative e simboliche.

 

Cenni psicologici

Nei casi non patologici i rimedi potrebbero essere riscoprire la nostra umiltà e fragilità e rispettando le persone vicine, provare ad amarle.

Egocentrismo

L’egocentrismo è la caratteristica delle persone che ritengono le proprie opinioni o i propri interessi più importanti di quelli altrui. La parola deriva dal termine greco έγω (ego) che significa “Io”. La tendenza dell’egocentrico è di non mettersi mai nei panni dell’altro. Il soggetto egocentrico si comporta come se fosse al centro dell’universo. È attento ai propri bisogni e sembra ignorare il pensiero altrui, non riesce a cogliere o considerare il punto di vista del resto del mondo. Secondo lo psicologo svizzero Jean Piaget esiste un periodo nella vita dove tutti siamo egocentrici, opportunamente che è quella da 0 a 3 anni. L’egocentrismo è una caratteristica tipica del comportamento infantile, che consente di vedere il mondo con se stessi al centro e tutto il resto a cerchi concentrici. In questa situazione il bambino ritiene che tutto sia dovuto e che esista solo la soddisfazione dei propri bisogni. Poi con l’ adolescenza, verso gli 11 anni, ci si apre di più alla considerazione dell’esterno e si comincia a provare empatia verso gli altri.

Narcisismo

Può definirsi come un disturbo della personalità caratterizzato dall’amore che un soggetto prova per la propria immagine e per se stesso. La parola deriva da Narciso, personaggio della mitologia greca così attratto dalla propria bellezza da rispecchiarsi nell’acqua fino a cadervi e annegare. Le caratteristiche principali del narcisismo sono:

  1. reazione alle critiche con rabbia, vergogna o umiliazione;
  2. tendenza a sfruttare gli altri per i propri interessi;
  3. grandiosità, cioè sensazione di essere importanti, anche in modo immeritato;
  4. il sentirsi unici o speciali, e compresi solo da certe persone;
  5. fantasie di illimitato successo, potere, amore, bellezza, ecc.;
  6. persistente invidia.

Megalomania

La definizione più semplice di megalomania è la concezione di ritenersi a tutti i costi superiore a qualsiasi altro essere umano e da qui la volontà di non accettare e dunque sopprimere o schiacciare chiunque talentato ed intelligente possa essere vicino a questa immagine. Se come abbiamo descritto sopra il narcisista è colui che nell’interazione sociale vuole imporre la sua immagine come “unica” e positiva il megalomane è colui che vive in uno stato di eccesso maniacale permanente, si esprime con un esasperato entusiasmo e con un esagerata considerazione ed apprezzamento di sé. Contrariamente da quello che appare il megalomane ha una stima di sé bassissima, collegata ad antiche percezioni primarie che possono essere giudizi negativi da parte dell’ambiente, aspettative troppo elevate dai modelli di riferimento,una concezione di deficit e handicap, accompagnati dalla derisione, dal disprezzo o dalla compassione altrui. Il decorso di questa patologia è un progressivo aumento del livello di stress che può portare a bulimia, inerzia o depressione o al contrario alla tendenza di sfidare il mondo creandosi dei nemici , si crea quasi un allontanamento tra il soggetto e la realtà del mondo circostante perdendo la giusta misura dei valori delle persone e delle cose. Il carattere del megalomane può avere come caratteristiche la tendenza a primeggiare, esibirsi, attaccare con superbia. Un approccio utile per superare questa patologia è una psicoterapia finalizzata a questi obiettivi. In primo luogo, dovrà scoprire l’origine dell’immagine di sé negativa, valutare se è sorta durante l’infanzia o se è legata ad una concezione di grandezza individuale che tormenta il soggetto. In secondo luogo, dovrà affrontare lo stato di inerzia che può nascere o l’iperattività maniacale come strumento di difesa opposto. Infine la psicoterapia dovrà risolvere la radicata dipendenza del soggetto dall’opinione degli altri che vive dentro di sé, aiutandolo a superare il conflitto fra l’immagine sociale visibile agli altri e quella interiorizzata nella sua identità più profonda. Comunemente possiamo osservare comportamenti egocentrici, narcisisti o megalomani anche nelle persone che incontriamo tutti i giorni. In questo caso non ci sono vere patologie ma tendenze caratteriali alla prepotenza, alla volontà di imporre in modo autoritario la proprio immagine od opinione.

megalomania

Storia di Internet

Internet ed il World Wide Web

Come è nata e come è strutturata la rete delle reti che unisce (quasi) tutti i calcolatori del mondo.

Internet (contrazione della locuzione inglese interconnected networks, ovvero reti interconnesse) è una rete mondiale di reti di computer ad accesso pubblico, attualmente rappresentante il principale mezzo di comunicazione di massa, che offre all’utente una vasta serie di contenuti potenzialmente informativi e servizi. Si tratta di un’interconnessione globale tra reti informatiche di natura ed estensione diversa, resa possibile da una suite di protocolli di rete comune chiamata TCP/IP dal nome dei due protocolli principali, il TCP e l’IP, che costituiscono la lingua comune con cui i computer connessi ad Internet (gli host) si interconnettono e comunicano tra loro indipendentemente dalla loro architettura hardware e software, garantendo l’interoperabilità tra sistemi e sottoreti diverse. L’avvento e la diffusione di Internet hanno rappresentato una vera e propria rivoluzione tecnologica e sociologica (assieme ad altre invenzioni quali i telefoni cellulari e il GPS) nonché uno dei motori dello sviluppo economico mondiale nell’ambito dell’Information and Communication Technology (ICT) e oltre.

L’origine di Internet risale agli anni sessanta, su iniziativa degli Stati Uniti, che misero a punto durante la guerra fredda un nuovo sistema di difesa e di controspionaggio.

La prima pubblicazione scientifica in cui si teorizza una rete di computer mondiale ad accesso pubblico è On-line man computer communication dell’agosto 1962, pubblicazione scientifica degli statunitensi Joseph C.R. Licklider e Welden E. Clark. Nella pubblicazione Licklider e Clark, ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, danno anche un nome alla rete da loro teorizzata: Intergalactic Computer Network. Prima che tutto ciò cominci a diventare una realtà pubblica occorrerà attendere il 1991 quando il governo degli Stati Uniti d’America emana la High performance computing act, la legge con cui per la prima volta viene prevista la possibilità di ampliare, per opera dell’iniziativa privata e con finalità di sfruttamento commerciale, una rete Internet fino a quel momento rete di computer mondiale di proprietà statale e destinata al mondo scientifico. Questo sfruttamento commerciale viene subito messo in atto anche dagli altri Paesi.

Il progenitore e precursore della rete Internet è considerato il progetto ARPANET, finanziato dalla Defence Advanced Research Projects Agency (inglese: DARPA, Agenzia per i Progetti di ricerca avanzata per la Difesa), una agenzia dipendente dal Ministero della Difesa statunitense (Department of Defense o DoD degli Stati Uniti d’America). In una nota del 25 aprile 1963, Joseph C.R. Licklider aveva espresso l’intenzione di collegare tutti i computer e i sistemi di time-sharing in una rete continentale. Avendo lasciato l’ARPA per un posto all’IBM l’anno seguente, furono i suoi successori che si dedicarono al progetto ARPANET. Il contratto fu assegnato all’azienda da cui proveniva Licklider, la Bolt, Beranek and Newman (BBN) che utilizzò i minicomputer di Honeywell come supporto. La rete venne fisicamente costruita nel 1969 collegando quattro nodi: l’Università della California di Los Angeles, l’SRI di Stanford, l’Università della California di Santa Barbara, e l’Università dello Utah. L’ampiezza di banda era di 50 Kbps. Negli incontri per definire le caratteristiche della rete, vennero introdotti i fondamentali Request for Comments, tuttora i documenti fondamentali per tutto ciò che riguarda i protocolli informatici della rete e i loro sviluppi. La super-rete dei giorni nostri è risultata dall’estensione di questa prima rete, creata sotto il nome di ARPANET.

L’anno seguente Arpanet venne presentata al pubblico, e Tomlinson adattò il suo programma per funzionarvi: divenne subito popolare, grazie anche al contributo di Larry Roberts che aveva sviluppato il primo programma per la gestione della posta elettronica, RD.

World Wide Web

Il World Wide Web (più semplicemente Web o WWW) è un servizio di Internet che permette di navigare ed usufruire di un insieme vastissimo di contenuti (multimediali e non) e di ulteriori servizi accessibili a tutti o ad una parte selezionata degli utenti di Internet.